francescotruono@tiscali.it
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Anything about Israeli Singer Achinoam Nini (Noa), This blog is a continuation of the project to create Data Base about Noa's career called "Noa's Museum". (You can find information about it on www.noasite.net) All the material published on Noa's Museum is exclusively owned by the authors of the pictures, articles, websites and are used with no intention of infringement of copyrights and without any commercial purpose.

Lei si chiama Achinoam, non Carmela, icona glocal di un canto antichissimo, così vicino, così lontano. Voce di tufo e deserto, di mare e di vulcano, se è mai possibile, di distanze che uniscono, di rigore che non cozza con la passione. Strange days, sono strani tempi davvero se “’a reggina ‘e Napule” non si chiama nemmeno Maria, ma viene da Tel Aviv, tempi confusi, eppure è affascinante veder continuare il drammatico viaggio dei bastimenti napoletani per terre così lontane, oppure tornare finalmente a casa nel canto libero del cardillo del Mediterraneo. La scugnizza d’Israele, yemenita a New York, sa che “La vita è bella” perché sa cantare, ma anche ascoltare. Nei suoi viaggi-tournèee ha raccolto voci e melodie, versi e storie, emozioni e racconti, ma s’è ritrovata solo nel corpo di Napoli, immergendosi gradualmente, ostinatamente, profondamente nelle viscere della città porosa, in un patrimonio canoro vicino alle sue corde, alla sua ugola cristallina, al suo cinguettare pallido.
I classicissimi più usurati, come “Torna a Surriento”, trovano nuova vita, ed è un miracolo, come il melodicissimo contrappunto di “Era de maggio”, l’affondo feroce di “Sia maledetta l’acqua”, la tenerezza di “Nonna nonna” per la prima volta in lingua ebraica. Se “Noa-Tel Aviv” ha portato nella Terra Promessa e Divisa e Ferita e Combattuta il pianeta Cantanapoli, in questo “Noa sings Napoli” nasce una nuova città, Noapolis, metropoli così nobile da meritare il ritorno del canto delle sirene. Il Solis String Quartet, Gild Dor e Zohar Fresco costruiscono trame delicate, cameristiche, ma mai snob, da concertino che vorremmo tutti ritrovare nel sogno di una notte di mezza estate, nel mondo fatato delle canzoni popolari, delle emozioni che resistono al logorio del tempo perché esistono artisti capaci di rilanciarle, trasportarle nel mondo del presente, assicurando loro il passaporto per il futuro.
Noa è Carmela e Maria, è l’ultima luciana anche se non è nata a Santa Lucia, è l’ultima cartulina ‘e Napule, anche se ha dovuto lavorare duro e tanto per impossessarsi quasi perfettamente del dialetto dei sommi Bovio e Di Giacomo. Noa balla la “Tammurriata nera” con la consapevolezza del suo dna frutto di incroci, culturali, razziali, “non sono bianca, non sono nera”, si tormentava da ragazzina alla ricerca della sua identità. Che è armonia perduta, come il canto di Caruso e di Pasquariello, come una villanella smaniosa, come gli echi di fronne e vutate che la cantante fa suoi con spietata maestria, con la saggezza di una virtuosa che non sacrifica nulla sull’altare della tecnica. In “Fenesta vascia” ogni legato, ogni sospiro, ogni pausa, ogni finale prolungata è colpo al cuore e balsamo sulle ferite, elogio eufonico e macchina del tempo che permette di arrestare la corsa contro lo stress che ci corrode quotidianamente. Noa trillo, Noa acuto, Noa basso profondo, Noa serenata sul mare, Noa sciantosa senza ammiccamenti, Noa malinconia, Noa appocundria, Noa verace, Noa “Autunno”, Noa profumo di maggio, Noa sfrontata, Noa eco d’Oriente, Noa voce d’Occidente.
Benvenuti a Noapolis, bentornati a Napoli




| LA LUNA NOVA DI NOA IN CONCERTO Giovedi 23 Febbraio al Teatro Verdi [ 17/02 ] A Sud Luna Nova, Nell’anima del Meridione del Mondo, il titolo del concerto che vedrà NOA interprete delle più belle e celebri canzoni napoletane. | ||||
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| LA LUNA NOVA DI NOA IN CONCERTO Giovedi 23 Febbraio al Teatro Verdi [ 17/02 ] A Sud Luna Nova, Nell’anima del Meridione del Mondo, il titolo del concerto che vedrà NOA interprete delle più belle e celebri canzoni napoletane. | ||||
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| Bagno di folla, per Noa, prezioso sigillo di Salerno Etnica, una rassegna che, in nome della pace, ha invaso la nostra città immergendola in diverse culture musicali.
La cantante yemenita con la sua vocalità istrionica, sapiente e mutevole, che sa passare dal pop al folk, dal soul alle melodie della sua terra tratte ispirate dal Diwan, il libro delle tradizionali canzoni cerimoniali, e dal Silsulim, che dà vita ad un repertorio che lambisce entrambi gli emisferi culturali, si è presentata al pubblico salernitano con il suo mèntore e amico Gil Dor alla chitarra, Zohar Fresco alle percussioni, unitamente al quartetto d'archi napoletano Solis Strings, composto da Luigi De Maio e Vincenzo Di Donna al violino, Gerardo Morrone alla viola e Antonio Di Francia al violoncello. L'apertura è stata affidata al quartetto d'archi che ha proposto due brevi brani, in cui si è rivelata la loro formazione classica, con una virata decisa verso la country music, speziata di jazz, attraverso velate citazioni spazianti dal severo contrapunctus bachiano alla villanella napoletana. Poi, introdotta dalla chitarra di Gil Dor, Noa ha fatto la sua apparizione, vestita di bianco, stretta in un corpetto di jeans tempestato di strass, attaccando U.N.I. e due vecchi successi, Mishaela e Wildflower, un originale gioco tra spontaneità "popolare" ed educata modulazione "lirica", in cui abbiamo apprezzato il controcanto di Gil Dor, con passaggio discendente di semitono, che ha dato un senso nostalgico al "fiore selvaggio".
Con I don't know è iniziato finalmente il dialogo con il pubblico, in una scaletta scorsa con troppa foga, senza alcun stacco, eliminando ogni pausa in cui lei solitamente si "apre" con il pubblico, regalando frammenti di ricordi, intuizioni, piccole osservazioni e raccomandazioni, continuato con Now forget ed Eye in The Sky, con quella sua voce che dà suono ineguagliabile alla lusinga di quell'insieme variegato di testi, in cui l'ebraico sposa lo yankee, attraversando tutti i registri del canto umano, dal soprano lirico leggero ad un contralto pieno di corposo velluto. E' il momento di far riposare Noa e Zohar Fresco duetta con la chitarra di Gil Dor, alternando il nostro tamburello a quella larga, tesa tammorra bianca e diafana, dal suono serio, che gli basta toccare con un'unghia per trarne rombi di tuono, o con dieci dita, a sfioramento, a colpi secchi, a scherzo, per accenderla di collera, impennarla, emozionarla ed emozionarci, sovrastando la chitarra di Gil Dor, che è riuscito unicamente, anche se virtuosisticamente, a "girare" in folk music, classici frammenti che di hanno ricordato le composizioni di Tàrrega e Sor.
La seconda parte del concerto è stata inaugurata da Uri e Yuma, due intense melodie in lingua yemenita, in cui Noa ha duettato con Gil Dor e con se stessa, percuotendosi il torace. E' qui che ci è tornata alla mente una pagina di Heschel, in cui afferma che la musica non è un prodotto dell'uomo, non è creazione nel senso consueto del termine, ma che essa sta nell'uomo, è la sua stessa vita, è il ritmo interiore ed esteriore che regola il suo comportamento, è la legge liberamente assunta che modula dall'interno ogni sua ora, è il tempo che prende forma e che non viene lasciato, così, fluire senza argini, come acqua su pietra. La melodia rappresenta l'estremo tentativo umano di catturare l'uniformità del tempo nel suo scorrere ineluttabile e disperante, di piegarlo alla sua volontà creatrice, costringendolo in ritmi che esprimano le scansioni interiori della vita. E' per questo che ci accingiamo a definire il sentire musicale di Noa musica delle azioni, fedele specchio di un crogiuolo di culture e di storie, anche politiche, precarie e instabili.
sciolti, in Beauty for That e in Child of Man, in cui ha inteso avviare uno "sparring four" con il pubblico, ci ha fatto accomunare la sua immagine ad una portatrice di pace bella e giuliva che vorrebbe realizzare l'illusione di far incontrare, rincorrendosi allegramente tra i verdi prati, tutti insieme, stretti in bella e giuliva brigata, uomini di penna e mercanti d'armi, braccianti agricoli e latifondisti, operai siderurgici e petrolieri, disoccupati ed evasori fiscali, terroristi e magistrati. Motivi amerindi sgorgano da ritmi tribali, il samba e qualche gridolino carioca ondeggia e scuote i suoi bonghi frenetici: nonostante tutto, Shalom, Shalom, ma anche Salam, e La vita è (sempre) bella!. La melodia napoletana di Santa Lucia Luntana orna la sua gola, anche se ancora senza i veli della nostra personale "Napolitanìa", per dirla con il titolo dell'ultimo lavoro del nostro contrabbassista Aldo Vigorito, così come una Torna a Surriento, che ha voluto deliberatamente giocare interamente sul registro acuto, pur essendo una serenata. Piazza in delirio per Noa, grande interprete d'atmosfere e di emozioni, che le ha saputo donare un prezioso talismano per farla procedere, attraverso piccole ebbrezze, per questa volta poco profumate d'oriente, augurando a tutti grandi e piccini, Pace, Felicità, Bellezza e Amore, racchiusi in una gioiosa danza del sogno.
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