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2 August 2012

Noa's concert in Alessano (Italy)







Lei si chiama Achinoam, non Carmela, eppure sta là – o qua? – rosa, preta e stella, icona glocal di un canto antichissimo, così vicino, così lontano. Voce di tufo e deserto, di mare e di vulcano, se è mai possibile, di distanze che uniscono, di rigore che non cozza con la passione. Strange days, sono strani tempi davvero se “’a reggina ‘e Napule” non si chiama nemmeno Maria, ma viene da Tel Aviv, tempi confusi, eppure è affascinante veder continuare il drammatico viaggio dei bastimenti napoletani per terre così lontane, oppure tornare finalmente a casa nel canto libero del cardillo del Mediterraneo. La scugnizza d’Israele, yemenita a New York, sa che “La vita è bella” perché sa cantare, ma anche ascoltare. Nei suoi viaggi-tournèee ha raccolto voci e melodie, versi e storie, emozioni e racconti, ma s’è ritrovata solo nel corpo di Napoli, immergendosi gradualmente, ostinatamente, profondamente nelle viscere della città porosa, in un patrimonio canoro vicino alle sue corde, alla sua ugola cristallina, al suo cinguettare pallido e assorto in cui dimentica le radici per diventare la nipote di Gilda Mignonette, la figlia ribelle di Giulietta Sacco, educata al rock e al jazz per tornare alla malia verace di “Chiove a zeffunno”. 









I classicissimi più usurati, come “Torna a Surriento”, trovano nuova vita, ed è un miracolo, come il melodicissimo contrappunto di “Era de maggio”, l’affondo feroce di “Sia maledetta l’acqua”, la tenerezza di “Nonna nonna” per la prima volta in lingua ebraica. Se “Noa-Tel Aviv” ha portato nella Terra Promessa e Divisa e Ferita e Combattuta il pianeta Cantanapoli, in questo “Noa sings Napoli” nasce una nuova città, Noapolis, metropoli così nobile da meritare il ritorno del canto delle sirene. Il Solis String Quartet, Gild Dor e Zohar Fresco costruiscono trame delicate, cameristiche, ma mai snob, da concertino che vorremmo tutti ritrovare nel sogno di una notte di mezza estate, nel mondo fatato delle canzoni popolari, delle emozioni che resistono al logorio del tempo perché esistono artisti capaci di rilanciarle, trasportarle nel mondo del presente, assicurando loro il passaporto per il futuro.






Noa è Carmela e Maria, è l’ultima luciana anche se non è nata a Santa Lucia, è l’ultima cartulina ‘e Napule, anche se ha dovuto lavorare duro e tanto per impossessarsi quasi perfettamente del dialetto dei sommi Bovio e Di Giacomo. Noa balla la “Tammurriata nera” con la consapevolezza del suo dna frutto di incroci, culturali, razziali, “non sono bianca, non sono nera”, si tormentava da ragazzina alla ricerca della sua identità. Che è armonia perduta, come il canto di Caruso e di Pasquariello, come una villanella smaniosa, come gli echi di fronne e vutate che la cantante fa suoi con spietata maestria, con la saggezza di una virtuosa che non sacrifica nulla sull’altare della tecnica. In “Fenesta vascia” ogni legato, ogni sospiro, ogni pausa, ogni finale prolungata è colpo al cuore e balsamo sulle ferite, elogio eufonico e macchina del tempo che permette di arrestare la corsa contro lo stress che ci corrode quotidianamente. Noa trillo, Noa acuto, Noa basso profondo, Noa serenata sul mare, Noa sciantosa senza ammiccamenti, Noa malinconia, Noa appocundria, Noa verace, Noa 
“Autunno”, Noa profumo di maggio, Noa sfrontata, Noa eco d’Oriente, Noa voce d’Occidente. 




Benvenuti a Noapolis, bentornati a NapoliNoa - Biografia
Nata in Israele da genitori yemeniti,dall’età di un anno e sino al compimento dei 17 anni,Noa cresce negli Stati Uniti,dove frequenta anche la scuola di danza di Martha Graham.I suoi idoli musicali sono Paul Simon,James Taylor e Joni Mitchell. A 17 anni decide di conoscere per la prima volta il paese dov’era nata,così viaggia in Israele,dove conosce un giovane laureando in medicina (oggi suo marito,pediatra),per amore del quale decide di trasferirsi definitivamente a Tel Aviv,anche se il prezzo d apagare sarà l’assolvimento dei due anni di leva,obbligatorio in Israele. E’ sotto le armi che Noa comincia a cantare in pubblico,poi decide di iscriversi alla Rimon School di Tel Aviv ,fondata dal chitarrista Gil Dor,per perfezionare le sue conoscenze di pianoforte e chitarra:
Sarà proprio Gil Dor a notare le straordinarie doti vocali della giovane yemenita e a proporle un concerto in duo nel 1991 al Festival Jazz di Eilat.Il successo è clamoroso,tanto che i concerti del duo si moltiplicano e sfociano nella pubblicazione di un live nello stesso anno. Nel 1992 viene invitata per la prima volta fuori da Israele da alcuni festival in Sicilia (Catania e Gibellina).Noa è totalmente sconosciuta in Italia,ma le due esibizioni siciliane mandano in visibilio il pubblico,così da ritornare ancora per altri concerti nel 1993. Nel frattempo Gil Dor presenta la sua giovane scoperta al suo maestro Pat Metheny,che decide di produrre il primo album internazionale nel 1994 che ha lo stesso nome della cantante, “Noa”. L’album ha un buon successo ovunque e proietta Noa sui palcoscenici di tutto il mondo,dall’Europa al Giappone.
Nell’ottobre del 1994 sarà protagonista di un evento mediatico di grande impatto che la farà ancor più conoscere,non solo per le sue doti artistiche,ma anche per le sue idee politiche manifestate sin dal 1992 in favore della nascita di uno Stato Palestinese : canta in Piazza San Pietro alla presenza del Papa e di oltre centomila persone la sua “Ave Maria”,prima cantante ebrea ad esibirsi per il Pontefice,testimonial del nuovo corso vaticano nei confronti di Israele,che porterà alla ripresa di relazioni diplomatiche tra i due Stati. Ma per quella partecipazione,oltre all’approvazione della maggioranza degli israeliani,le attirerà le critiche e gli insulti della destra più oltranzista e ortodossa del suo Paese. Nello stesso anno è la prima cantante israeliana ad essere invitata al Festival palestinese di Nazareth.
Nel 1995 partecipa come ospite internazionale al Festival di Sanremo e raggiunge la vetta delle classifiche in Francia dove viene proclamata artista dell’anno dalla trasmissione “Taratata”,alla quale invita Zucchero a duettare con lei. Nel 1996 pubblica il secondo album “Calling”,cui seguirà nel 2000 l’album “Blue Touches Blue”. Tra i due albums,Noa partecipa all’album “Orange and Blu” di Al Di Meola,incide l’album di Cocciante “Notre Dame de Paris”,nella veste di Esmeralda,da cui verrà tratto l’omonimo musical campione di incassi in tutto il mondo,incide anche il tema del film “Giovanna D’Arco” di Luc Besson e di “Babel” di Pollicino,è ospite nel disco di Pino Daniele “Dimmi cosa succede sulla Terra”,partecipa per la seconda volta al Festival di Sanremo con “Beautiful That Way”,la canzone sul tema del film “La Vita E’ bella” a lei commissionata da Benigni e Nicola Piovani. Nel 1997 va in tour in Francia con Sting,incide un album (inedito in Italia) con l’Israel Philarmonic,nel quale mostra tutta la sua poliedricità,cimentandosi con Bach,Bernstein e classici del jazz. Nel 2000 rincontra il Papa al 1° maggio di Tor Vergata. Recentemente ha collaborato anche all’ultimo album di Joan Manuel Serrat ( primo nelle classifiche spagnole),prima di produrre il suo ultimo album “Now” dedicato al suo primo figlio Ayehli (nome indiano che significa la “mia seconda ala”),nato nel 1991.
La sua carriera artistica l’ha vista in questi anni collaborare e duettare con artisti del calibro di Santana,Stewie Wonder,Joan Baez,Johnny Clegg,Khaled e al tempo stesso si è sempre intrecciata alle vicende del suo Paese,tanto da essere presente con la sua musica ad eventi,nel bene e nel male,che hanno segnato questi anni : dal concerto ad Oslo per gli accordi di pace con Rabin e Arafat,al concerto stesso nel quale il leader israeliano venne assassinato,al concerto in sua memoria alla Casa Bianca con Bill e Hillary Clinton.. Noa è dal 2000 cittadina onoraria di un piccolo comune salentino,Melpignano,insieme a Nabil Salameh,leader dei Radiodervish,palestinese,a cui è legata da profonda amicizia. Nel 2003 ha iniziato una collaborazione con il gruppo italiano dei SOLIS STRING QUARTET insieme in tour in Francia e Spagna oltre che in Italia con grande successo.







Dal 2003 è Ambasciatrice della FAO nel Mondo. Nel maggio del 2004 ha preso parte all’evento “WE ARE THE FUTURE” organizzato da Quincy Jones a Roma. Nell’agosto del 2004 è diventata per la seconda volta mamma della bella Enèa.
Nell’aprile del 2005 partecipa come voce solista all’Isola della Luce” di Nicola Piovani facendo registrare il tutto esaurito nei due concerti tenuti alla Sapienza di Roma e al Teatro Turreno di Perugia.
E’ stata ospite del Premio Recanati svolto a Macerata inel 2005 Ha partecipato al LIVE 8 di Roma. Ha partecipato al Festival di Sanremo 2006 vincendo in coppia con CARLO FAVA il Premio della Critica.
Recentemente ha ricevuto il PREMIO CAROSONE per il lavoro che da anni conduce sui testi della canzone napoletana d’autore,che ha avuto il primo sbocco nell’album “NAPOLI-TEL AVIV” uscito solo in Israele.
In questo lavoro Noa ha tradotto in ebraico i testi delle canzoni napoletane ed il disco,uscito a settembre del 2006 è stato ai primi posti delle classifiche israeliane.
E’ stata premiata al Festival Tenco 2006 per la sua carriera.
Dal 2007 è Cavaliere della Repubblica Italiana,onorificenza disposta dall’attuale Presidente Giorgio Napolitano.
Nella primavera del 2008 è uscito l’ album “Genes & Jeans” per Mercury-Universal,un viaggio dalle sue radici yemenite alla sua adolescenza americana e quindi un viaggio musicale dalla tradizione orale al pop contemporaneo. A maggio 2009 ha partecipato insieme alla palestinese MIRA AWAD all’Eurovisione di Mosca, per poter inviare il suo messaggio di convivenza e di pace culminato nella realizzazione di un disco comune “ There Must Be Another Way”. Nel marzo del 2011 è uscito per EGEA il suo nuovo album NOAPOLIS un omaggio alla canzone napoletana d’autore,dalle villanelle del ‘400 a Roberto Murolo.

16 January 2011

Noa's performance with Radio Dervish in Tel Aviv (israel)


16 January 2011
Tel Aviv Museum (Recanati Auditorium)- Museo di Tel Aviv Auditorium Recanati. 19.00h
Concert in support of the Museum of Contemporary Art in Um El Fahem

5 July 2006

Noa's concert in Bologna (Italy)



Noa participates in a Peace Meeting with the Italian & Palestinian band Radio Dervish in Bologna (Italy) July 5th

3 July 2003

Noa's concert in Arezzo (Italy)







LA ROAD MAP PASSA DA AREZZO
a cura di Arezzoweb
Premio per la pace

E così il dialogo che stentatamente ma fortunatamente si è avviato nella disastrarta terra di Palestina trova ad Arezzo wave un momento di incontro significativo nell'abbraccio tra Noa israeliana e Nabil Salameh palestinese.
Tutteddue nel mondo della musica tutteddue di fama internazionale tutteddue che conoscendosi, per loro stessa dichiarazione, sono riusciti ad abbattere pregiudizi ed incomprensioni che purtroppo ancora nella loro terra sembrano persistere.
Oggi però ad Arezzo questo timido ma splendido abbraccio da poco è avvenuto, con la sottolineatura di Camillo Brezzi assessore alla cultura e allo sport che con un ricordo in argento ha sottolineato l'avvenimento.
Quello che più piace, è per stasera quando probabilmente i due assieme vorranno unire voce, cuori e speranze.

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Pemio per la pace a Noa e Nabil

Dopo tutti questi anni, chi conosce un po' il festival sa che, oltre a proporre la più grande quantità di musica gratuita in Italia, è il punto di riferimento di una filosofia di vita all'insegna della convivenza pacifica, della tolleranza e dei valori di una società democratica e aperta al dialogo. Certo, Arezzo Wave non è un soggetto politico, ma di sicuro un potente "motore" sociale e un importante spazio di confronto.
Sembra quasi scontato, a questo punto parlare di PACE ad Arezzo e, in un certo
senso, non se ne è parlato, si è fatta. Ed è stata premiata. In un momento in cui le speranze di pacificazione tra due popoli sono costantemente minate, la musica è riuscita a congiungere due mondi, civilmente diversi e umanamente uguali, sul palco del Main Stage. Noa, artista israeliana e Nabil Salameh
artista palestinese militante nei Radiodervish, si sono esibiti con le rispettive formazioni e poi, durante il concerto di Noa hanno intonato insieme Imagine di John Lennon. Tutti quelli che in questo momento staranno sogghignando per quella che vedono come un'ovvietà retorica, sicuramente non erano prsenti ieri sera allo stadio comunale di Arezzo.
Il Main Stage, ieri sera, è stata proprio il crocevia ideale di suoni, musiche e
culture diverse, a dimostrazione della sempre grande attenzione che chi organizza il festival ha nei confronti delle frontiere (nel senso della loro assenza, ovviamente). E' stato quindi il turno di Ali Slimani dall'Algeria in grado di miscelare tradizione ed innovazione elettronica in un mix di dub, hip hop e rai. Mercan Dede, musicista turco ha indotto il pubblico di nella trance tipica che deriva dalle performance di musica sufi, fondendola con la più moderna ambient. La seconda pa one italo/palestinese che, con un set acustico hanno incantato grazie anche alla splendida e suggestiva voce di Nabil. In chiusura, l'israeliana Noa e il suo repertorio di pop raffinato di alto livello, spaziando dal suo repertorio ad Alan Parsons e Rita Marcotulli.
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DUE VOCI PER LA PACE
a cura di Federico D'Ascol
La Nazione 03/07/03

"Imagine all the people living life in peace".Sono le parole immortali di John Lennon nella sua canzone-manifesto:immagina che tutti vivano in pace.Parole che stasera scalderanno le ugole dell'israeliana Noa e del palestinese Nabil, cantante dei Radiodervish. Fisicamente sul palco principale di Arezzo Wave, con la testa alla loro terra insanguinata dalla guerra civile che divide i loro popoli.La via del rock per la pace in Medio Oriente tocca anche il festival aretino, dunque.E lo fa con "Imagine", quello che viene considerato il "vangelo ateo" dell'ex Beatle. Il duetto di Noa e Nabil chiuderà la terza serata di Arezzo Wave:i due hanno iniziato la loro collaborazione artistica già tre anni fa. La scintilla per conoscersi e incrociare i destini canori scocca sempre in Italia, al Melpignano Festival.La cittadina pugliese, in occasione delle trattative a Camp David nel 2000, invitò i due artisti e gli riservò la cittadinanza onoraria.Da allora l'elegante voce israeliana e il leader dei Radiodervish, trapiantato a Bari, non hanno mai smesso di sperimentare insieme e di incrociarsi in tanti eventi in giro per l'Italia, con una puntata anche ad Atene.Noa,tra l'altro, ha cantato insieme a Nabil nel monastero di santa Chiara a Napoli l'ultimo singolo dei Radiodervish:"Centro del mundo". Un'amicizia vera, nata per dimostrare che il dialogo, almeno in musica, non ha confini.Nemmeno tra chi appartiene a due popoli che non riescono a convivere.
La storia artistica e umana di Noa e Nabil Salameh ha diversi punti in comune. Tutti e due sono nati lontano dalla loro terra d'origine a cui però sono legati da un rapporto viscerale. Noa è cresciuta con i suoi genitori nel Bronx, a New York.Ma la nostalgia della sua terra l'ha riportata in Israele a soli diciassette anni. Da allora ha iniziato a cantare e una rapida ascesa l'ha portata ai vertici della musica internazionale.Le sonorità rock che si accavallano ad atmosfere mediorientali hanno affascinato anche il Papa che l'ha applaudita in piazza San Pietro. Lei ebrea, nel luogo simbolo del cattolicesimo. Anche Nabil, figlio di profughi palestinesi in Libano, ha vissuto da lontano i conflitti del suo popolo. Vent'anni fa è arrivato a Bari: ha frequentato l'università e poi si è tuffato nella musica dei Radiodervish, un mix al confine tra atmosfere arabe e tradizione italiana.
Stasera Noa e Nabil gettano il loro seme di fratellanza da Arezzo Wave.Cantando perchè un mondo di pace non rimanga solo da immaginare.

8 August 2002

Nabil dedicates Radio Dervish's new album to Noa's son, Ayehli.


... since a long time we have decided to take the journey on the path that leads to peace with Noa, Gil Dor and Zohar Fresco, intertwining our artistic and political engagement with theirs. Our crossing eachothers has been first a choosing eachothers for musical and artistic reasons and then a political challenge that could make confront, through the dialogue, distant and sometimes antithetic experiences.
Our approaching has been immediatly a narration about eachothers, making the myths and the believes (we have grown in) more objective, in order to begin to research the truths reading them directly in the face and the history of the other with the aid of the word and music.
The collaboration between the Radiodervish, Noa and the musicians of her group has been, exactly, a way to work together to the construction of a possible dialogue in which preliminary matters were important: preliminary matters made of clarifications, analyses of the own convictions, battles engaged with ourselves and with our world in order to change it and manage to meet the other.
The musical instrument, probably, has made this comparison more fluid as it's a language that allows an exchange at a deeper level than that one allowed by the words; and, in this sense, the visionary proposal made during the second world war by the famous musical critic Massimo Mila starts again to be topical: the proposal that consisted in the promotion of "Mozarth circles" in which the music lovers of any nationality could have met in order to interest a dialogue even at a distance starting from the listening and the common passion for the same music in an Europe split by the racial hatred and the war.
Maybe a valid idea also in this conflict that gives back to the musical events an important role in the construction of precious oases where we can preserve a small source of humanity in a desert made of violence and injustice.
As Radiodervish we have always believed in the preciousness of the dialogue between the diversities, having often had as ideal model that one of the "Faithfuls of love": transnational movement of XII the century constituted by western and eastern poets, among which there are Dante Alighieri, Cavalcanti and many Sufi arab poets, who, against the sordid interests of the temporal and spiritual powers of the age, kept the underground relationships between the cultures in conflict alive.
And, curiously, today that history seems to repeat even in the reproposition of the places, Palestine, and in the return of some protagonists, like the Franciscans, who today defend the Basilica of the Nativity, and in those times basted, through their founder Francesco from Assisi, a dialogue of peace with the Saladin.
Yes, we believe that music can help the cause of peace on condition that it shows the possibility of an authentic and not formal dialogue, on condition that it is brave in denouncing lie and the injustice, otherwise it risks to be just smoke in the eyes: an umpteenth form of mystification of a reality made of blood and suffering.
On the contrary what we need now are those truths written on the faces of the men and the women of Israel and Palestine, that music can sing with simplicity, without hiding the difficulties of a conflict whose injustices are in the basis of this war.
Music and collaborations between musicians can do much wether on the concrete plan or on that symbolic one, but it would be ingenuous to deny that strong contradictions remain beyond it.
Peace, in fact, is something that has to be constructed. Nabil and Noa are surely friends in so far as they have chosen to walk side by side along the impassable path that leads to peace, without forgetting that their starting points are deeply different and this still today has repercussions on their daily existences.
In our opinion peace will have necessarily to pass through the end of the absurd practice of the men bomb, that guarantees the right to a quiet and dignified life for Noa and all the Israelis; at the same time peace will have to recognize that Nabil, refugee and son of refugees, has the right to a native land, taken away by force from his family and all the Palestinians in 1948, in order to undertake finally a pacific cohabitation of the two people in two states.
The way, surely, will be long and difficult, but we are comforted by the common conviction that peace has sense and value when friends with equal dignity and equal rights construct it.
In order to testify these reasons we will play together with Noa and her group on the 1st of May in Brussels and on the 10th of June in London: honor and privilege that come from having by our side, in spite of this horrible war, loyal mates of journey for the attainment of a fair and human peace.
© Nabil e Michele Lobaccaro (RadioDervish) 2002

22 July 2002

Noa's concert in Bollate (Italy)

Israele e Palestina sul palco: Noa e i Radiodervish L'ultima serata del festival è nel segno della pace

Israele e Palestina, per una sera, convivono in pace. Grazie alla musica che supera i confini con la sua forza inarrestabile e cerca di unire due popoli in conflitto. A chiudere la 14ª edizione del Festival di Villa Arconati una cantante israeliana, Noa, e un gruppo, Radiodervish, la cui voce appartiene al palestinese Nabil. Il significato dell'evento va al di là della musica, anche se i suoni e le voci dei protagonisti rappresentano anche l'ennesima testimonianza di quell'affascinante intreccio tra cultura orientale e occidentale entrato nel linguaggio della società cosmopolita.

More info, pics and articles at www.noasite.net Noa's Museum:

11 May 2002

Noa's concert in Roma (Italy)





The first-ever concert at the Rome Colloseum was held on May 11th, under the banner of "Time for Life- A Tribute for Peace". Many artists from around the world took part in this show, including Ray Charles, Mercedes Sousa, Khaled, Nicola Piovani, and various artists from Aghanistan, Sarajevo, Belgrade, Africa and Ireland. Only 400 people were allowed inside to watch, while thousands stood outside and watched the concert on giant video screens.


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