6 March 2009

Noa's concert in Caltanissetta (Sicilia, Italy)

Parte a Caltanissetta la nuova stagione di Musicarte
La rassegna dal titolo “Just Like a Woman – la stagione delle donne” avrà inizio il 5 novembre prossimo con la pianista giapponese ventinovenne Hiromi

Una stagione tutta al femminile, per celebrare il diciottesimo anno di attività dell’Associazione Culturale Musicarte di Caltanissetta. La rassegna dal titolo “Just Like a Woman – la stagione delle donne” avrà inizio il 5 novembre prossimo con la pianista giapponese ventinovenne Hiromi, stella nascente del jazz internazionale, cresciuta sotto le ali protettive del grande pianista Chick Corea, e proseguirà il 7 dicembre con il gruppo spagnolo della cantante italiana Giulia Y Los Tellarini, salito alla ribalta in queste settimane per aver prestato alcuni brani del loro primo CD per le musiche di “Vicky Cristina Barcelona”, l'ultimo film di Woody Allen presentato fuori concorso all’ultimo festival di Cannes. La stagione proseguirà il 18 Gennaio con il Trio Contempo, un trio parigino tutto al femminile proveniente dall’universo classico e contemporaneo, che propone un omaggio sensibile e appassionato al tango argentino sulle orme di Astor Piazzolla. con un linguaggio dai sapori “moderni” e da un indiscutibile fascino proprio del tango. Il 13 Febbraio sarà la volta di Mala Waldron, pianista e cantante americana, figlia del celebre pianista Mal Waldron scomparso recentemente, e che si esibì anche a Caltanissetta nel ’94 per Musicarte. La conclusione della stagione sarà un evento speciale, con il ritorno a Caltanissetta dopo dodici anni della cantante israeliana Noa, che proprio a Caltanissetta e Gibellina, nei primi ani ’90 inizio la sua carriera che in pochi anni l’ha portata ad affermarsi sulla scena internazionale. A Caltanissetta Noa sarà presente con la sua nuova band, ma sempre con a fianco il fedele chitarrista Gil Dor. I concerti si terranno al Teatro Comunale Regina Margherita di Caltanissetta, tranne quello di Noa che avrà luogo al Teatro Bauffremont. La rassegna di quest’anno, sancisce la rinascita del C.A.M. il Coordinamento Associazioni Musicali Sicilia, che mette insieme l’Associazione Catania Jazz (attiva da 23 anni), l’Associazione Musiche di Palermo e l’associazione Musicarte di Caltanissetta, che adesso, coordineranno le loro attività concertistiche e culturali in Sicilia. La stagione di Caltanissetta è organizzata dell’associazione Culturale Musicarte di Caltanissetta, con la collaborazione del Comune di Caltanissetta Ass. Identità e Futuro, ed il supporto anche della Provincia Regionale di Caltanissetta, Assessorato Attività Culturali, e dell’Ass. ai Beni Culturali e Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana. Quest’anno la stagione prevede gli abbonamenti ai 5 concerti al costo di 60 euro., mentre i singoli concerti costeranno 15 euro. A parte quello di Noa che costerà 25 euro. Per informazioni si può telefonare al 348 320.63.02
Cresce l'attesa per il concerto di Noa. La cantante israeliana si esibirà a Caltanissetta il prossimo 6 marzo, nell'ambito della diciottesima stagione di Musicarte, al teatro Bauffremont, alle 21. Da oggi, è possibile acquistare in prevendita i biglietti, con posto numerato in pianta. Il concerto di Noa chiuderà la stagione di concerti dal titolo "Just like a Woman, la stagione delle Donne", che vuole essere un omaggio alle donne.
Noa in concerto il 6 marzo
Fervono i preparativi per il concerto di Noa (nella foto), nell'ambito della diciottesima stagione di Musicarte, al teatro Bauffremont, il 6 marzo, alle ore 21. Un'iniziativa promossa dall'assessorato all'Identità e futuro del Comune di Caltanissetta. Da oggi si possono acquistare in prevendita i biglietti per il concerto, con posto numerato in pianta. Per informazioni chiamare lo 0934547001. Posti riservati in pianta per gli abbonati alla Stagione. Il concerto di Noa è previsto a conclusione della stagione di concerti "Just like a Woman, la Stagione delle Donne", che vuole essere un omaggio alle donne, che anche nella musica, come in tutti gli altri campi della nostra vita, dimostrano sensibilità artistica e capacità trasformatrice. Un evento speciale, il ritorno a Caltanissetta, dopo dodici anni, della cantante israeliana, che proprio a Caltanissetta e a Gibellina, nei primi ani '90 inizio la sua carriera, che in pochi anni l'ha portata ad affermarsi sulla scena internazionale. Sin dall'inizio della sua carriera Noa è stata impegnata nel dialogo tra israeliani e palestinesi. Sono innumerevoli le volte nelle quali NoA ha cantato insieme ad artisti palestinesi, cercando di trasmettere attraverso la musica un messaggio di pace e proponendo un dialogo tra questi due popoli da troppo tempo in guerra. Costo del biglietto 25 euro.

5 March 2009

Noa's concert in Catania (Sicilia, Italy)



Giovedì 5 marzo alle 21 al teatro Metropolitan , nell' ambito della stagione concertistica di Catania Jazz 2008-2009, si esibirà Noa e la sua band nel Genes&JeansTour. La formazione della serata prevederà: Noa (voce e percussioni); Gil Dor (chitarra); Gil Zohar (tastiere); Anat Firestone (basso elettrico); Jean Paul Zimbris (batteria); Gadi Seri (percussioni).

Noa è una delle cantanti più apprezzate e conosciute al mondo, sia per la sua versatilità, che le ha permesso di spaziare dal pop alla musica tradizionale napoletana, sia per il suo impegno politico: è stata infatti la prima artista israeliana a esibirsi di fronte al papa e la prima a calcare le scene di un festival palestinese a Nazareth. Ogni suo concerto è un'esperienza unica.

Nata in Israele da genitori yemeniti, dall’età di un anno e sino al compimento dei 17 anni, Noa cresce negli Stati Uniti, dove frequenta anche la scuola di danza di Martha Graham. A 17 anni decide di conoscere per la prima volta il paese dov’era nata,così viaggia in Israele, dove conosce un giovane laureando in medicina (oggi suo marito, pediatra), per amore del quale decide di trasferirsi definitivamente a Tel Aviv,anche se il prezzo da pagare sarà l’assolvimento dei due anni di leva, obbligatorio in Israele.

E’ sotto le armi che Noa comincia a cantare in pubblico, poi decide di iscriversi alla Rimon School di Tel Aviv, fondata dal chitarrista Gil Dor, per perfezionare le sue conoscenze di pianoforte e chitarra: sarà proprio Gil Dor a notare le straordinarie doti vocali della giovane yemenita e a proporle un concerto in duo nel 1991 al Festival Jazz di Eilat.

Il successo è clamoroso, tanto che i concerti del duo si moltiplicano e sfociano nella pubblicazione di un live nello stesso anno. Nel frattempo Gil Dor presenta la sua giovane scoperta al suo maestro Pat Metheny,che decide di produrre il primo album internazionale nel 1994 che ha lo stesso nome della cantante, “Noa”. L’album ha un buon successo ovunque e proietta Noa sui palcoscenici di tutto il mondo, dall’Europa al Giappone.

Nell’ottobre del 1994 sarà protagonista di un evento mediatico di grande impatto che la farà ancor più conoscere, non solo per le sue doti artistiche, ma anche per le sue idee politiche manifestate sin dal 1992 in favore della nascita di uno Stato Palestinese: canta in Piazza San Pietro alla presenza del Papa e di oltre centomila persone la sua “Ave Maria”, prima cantante ebrea ad esibirsi per il Pontefice, testimonial del nuovo corso vaticano nei confronti di Israele, che porterà alla ripresa di relazioni diplomatiche tra i due Stati. Nello stesso anno è la prima cantante israeliana ad essere invitata al Festival palestinese di Nazareth.

Nel 1996 pubblica il secondo album “Calling”, cui seguirà nel 2000 l’album “Blue Touches Blue”. Tra i due album, Noa partecipa all’album “Orange and Blu” di Al Di Meola, incide l’album di Cocciante “Notre Dame de Paris”, nella veste di Esmeralda, da cui verrà tratto l’omonimo musical campione di incassi in tutto il mondo, incide anche il tema del film “Giovanna D’Arco” di Luc Besson. Nel 1997 va in tour in Francia con Sting, incide un album (inedito in Italia) con l’Israel Philarmonic, nel quale mostra tutta la sua poliedricità, cimentandosi con Bach, Bernstein, Rossini e classici del jazz.

Nel 2000 rincontra il Papa al 1° maggio di Tor Vergata. Recentemente ha collaborato anche all’ultimo album di Joan Manuel Serrat ( primo nelle classifiche spagnole), prima di produrre il suo ultimo album “Now” dedicato al suo primo figlio Ayehli.

La sua carriera artistica l’ha vista in questi anni collaborare e duettare con artisti del calibro di Santana, Stewie Wonder, Joan Baez, Johnny Clegg, Khaled e al tempo stesso si è sempre intrecciata alle vicende del suo Paese, tanto da essere presente con la sua musica ad eventi, nel bene e nel male, che hanno segnato questi anni: dal concerto ad Oslo per gli accordi di pace con Rabin e Arafat, al concerto stesso nel quale il leader israeliano venne assassinato, al concerto in sua memoria alla Casa Bianca con Bill e Hillary Clinton.

Noa è dal 2000 cittadina onoraria di un piccolo comune salentino, Melpignano, insieme a Nabil Salameh, leader dei Radiodervish, palestinese, a cui è legata da profonda amicizia. Nel 2003 ha iniziato una collaborazione con il gruppo italiano dei Solis String Quartet insieme in tour in Francia e Spagna oltre che in Italia con grande successo.

Dal 2003 è Ambasciatrice della Fao nel Mondo. Nel maggio del 2004 ha preso parte all’evento “We are the future” organizzato da Quincy Jones a Roma. Nell’aprile del 2005 partecipa come voce solista all’Isola della Luce”di Nicola Piovani facendo registrare il tutto esaurito nei due concerti tenuti alla Sapienza di Roma e al Teatro Turreno di Perugia.

Nel dicembre 2005 Noa prende vita,grazie anche alla collaborazione del Solis String Quartet,un vecchio desiderio dell’artista : riproporre con nuovi arrangiamenti il meglio della canzone napoletana d’autore. Lo straordinario successo ottenuto nei teatri campani verrà seguito nell’autunno del 2006 dall’uscita di un album interamente napoletano in Italia e sul mercato internazionale.

4 March 2009

Noa's concert in Catania (Sicilia, Italy)

4 marzo sempre al Teatro Brancati.

Questo concerto sarà solo ad inviti e sarà lo stesso concerto del debutto assoluto di Noa tenuto nel settembre 1992 a Catania.

In questo concerto Noa avrà come ospite la palestinese Mira Anwar Awad: Catania avrà quindi l'onore di avere come ospite il duo israelo-palestinese, prima dell'Eurofestival di Mosca di maggio.


Mercoledì 4 marzo, celebreremo invece la cantante israeliana Noa, riproponendo il concerto che ha segnato il suo debutto internazionale assoluto, avvenuto proprio a Catania nel lontano 1992.

Durante questa serata, esclusivamente a inviti, Noa racconta la sua vita, il suo rapporto con la città di Catania e la Sicilia, conversa con il pubblico presente e con la conduttrice Paola Saluzzi, accompagnata alla chitarra dal suo collaboratore di sempre - Gil Dor - e dall'amica palestinese Mira Awad, con la quale parteciperà all'Eurofestival di Mosca a maggio 2009 e di cui vi proponiamo un duetto sulle note di "We can work it out" dei Beatles.

Manca poco ormai all'arrivo del Cavaliere della Repubblica Italiana Achinoam Nini in arte NOA a Catania, città nella quale tenne il suo primo concerto (in duo con Gil Dor) ben 17 anni fa.

L'incontro tra il sottoscritto e Achinoam Nini (Noa nasce nel 1994) ha dell'inverosimile, perchè durante un meeting di promoters europei di jazz a Parigi nel 1991, uno di essi, mi diede una cassetta: era un live di un duo, il mio amico mi disse "guarda te la regalo, l'ho avuta pochi giorni fa a Tel Aviv in uno studio, ma non è roba per me, forse può andare bene per quel festival arabo che curi a Gibellina".
Quante cassette e quanti CD si ricevono! Non si riesce ad avere neppure il tempo di ascoltare tutto. Comunque, di ritorno a Catania, la infilai dentro la mia vecchia Alfasud Sport e non so come dire, ebbi da subito la sensazione di ascoltare una voce straordinaria: canzoni ebraiche, inglesi, alcune cover dei Beatles, persino Material Girl di Madonna! E così decisi, che sì, il mio amico francese aveva ragione, il festival di Gibellina poteva essere una buona occasione, sarebbe stata la prima volta per un gruppo israeliano.

Ma come fare per arrivare a questa cantante? La cassetta era tutta in ebraico, nessun numero di telefono o fax (non siamo nel periodo delle mail), così provo con l'Ambasciata d'Israele a Roma, ma subito loro mi dicono "ma è sicuro del nome? Guardi che non esiste questa cantante". Sì che sono sicuro, l'unica cosa che si legge è proprio il nome, possibile che i famosi servizi israeliani non fossero capaci di rintracciare una di loro?

Alla fine la mia tenacia fu premiata : un numero di fax di Tel Aviv. Dal nostro vecchio ufficio nei pressi di Piazza Verga un foglio con il logo di Catania Jazz spiccò il volo verso Israele, c'era un invito per settembre 1992 per Gibellina. La risposta non fu immediata, ci vollero alcuni giorni per ricevere la conferma che sì il duo era libero e che poteva partecipare e ci vollero mesi per ricevere la prima foto (in B/N) dei due.

Tutto a posto quindi? Macchè. Alcuni mesi prima della data fissata, da Gibellina mi dicono che bisogna rinunciare alla cantante israeliana, i voli per le 4 persone costano una tombola, più del gruppo, a meno che non accettino di restare 6 notti in Sicilia. Obietto: ma si può chiedere ad un artista di passare una settimana a Gibellina per un concerto pagato per giunta 2000 dollari?

Niente da fare, serviva un'idea per far arrivare Achinoam Nini e la voglia di vedere dal vivo la voce della cassetta era tale che il sottoscritto ebbe l'idea di creare apposta per lei un minifestival a Catania. Il ragionamento era semplice: noi a Catania eravamo fermi nel settembre del 1992 e comunque quei due col jazz non ci azzeccavano nulla, quindi, primo, vediamo se accettano le sei notti ma con due concerti e poi ci prendiamo due cantanti arabe del programma di Gibellina e ci facciamo un festival al femminile.

"Le Donne del Deserto", si chiamò e sbagliammo titolo, avremmo dovuto chiamarlo Le donne nel deserto (del cortile). In più, l'algerina Houria Aichi e la marocchina Amina Alauoi fecero più del doppio degli spettatori della nostra israeliana (solo 85 spettatori, tra cui una giovanissima Carmen Consoli).

Comunque alla fine del 1993 dopo altri concerti da noi organizzati per la nostra amica, vengo invitato a Tel Aviv. Scopro così che l'ufficio cui inviavo i miei fax era uno stanzino di un grande garage pieno di materiali di amplificazioni, perchè le persone che si dedicavano alla ragazzina dovevano pur mangiare e i soldi erano veramente pochi. Ma, sul muro, vicino al fax, scorgo un foglio familiare, anche senza i colori rossoazzurri, il nostro logo è inconfondibile, mi avvicino, è il mio primo fax del '91.

Chiedo: ma che l'avete incorniciato? E loro mi dicono "ti dobbiamo raccontare una storia. Avevamo registrato la cassetta e il CD da una settimana appena, non era neppure in vendita in Israele, quando riceviamo il tuo fax . Ci siamo chiesti se non era uno scherzo, Achinoam è andata a guardare sulle mappe dov'era questa Catania. In Sicilia? E come fanno questi a sapere di noi? E chi sono? Ma Gil Dor, che è amico di Al Di Meola, dice di conoscere questa città, Al ha suonato lì un paio di volte e ne parla benissimo". Compresi allora tutto, il ritardo nella risposta, i mesi per avere una foto. Una storia incredibile! Abbiamo scoperto Noa prima degli stessi israeliani e lei non si è mai dimenticata di tutto questo.

Dalla terrazza di via Crociferi ad oggi, il nostro cavaliere ne ha percorsa tanta di strada, portando la sua musica in tutti e cinque i continenti, senza mai compromessi con lo star business e la musica commerciale. Il destino ha voluto che la giovane yemenita, cresciuta nel Bronx, incrociasse nella sua vita i grandi della Terra, da Papa Woytila a Madre Teresa di Calcutta, da Rabin ad Arafat a Bill Clinton così come i grandi della musica: da Stevie Wonder a Santana, da Sting a James Taylor, ai nostri Pino Daniele e Zucchero, tanto per fare solo alcuni nomi.

Noa dice sempre che siamo cresciuti insieme. Non è proprio così vero. Lei sì, tantissimo. Noi senza di lei, avremmo già chiuso i battenti. In questi tanti anni in giro per l'Italia, non c'è stato sindaco o presidente di provincia o regione che non abbia voluto incontrare Noa, darle un dono, farle sentire il calore degli italiani nei suoi confronti, darle la cittadinanza onoraria con una cerimonia commovente (Melpignano, patria della Notte della Taranta) o le chiavi della città (Firenze) o il tricolore (Reggio Emilia) o un semplice dono, a volte sconclusionato, tipo quei libri da 50 chili tutti in Italiano, che mai sono approdati a Tel Aviv, di cui ogni buon Comune italiano è dotato.

E Catania? Provate a pensare a tutti i sindaci che abbiamo avuto dal 1992 ad oggi. Mai un invito, neanche per un caffè. Figuriamoci la cittadinanza onoraria: avuta nel Salento, promessa a Napoli, Noa ha sempre pagato purtroppo per lei, l'affetto che le nostre amministrazioni hanno sempre avuto per noi di Catania Jazz.

Piccini piccini, ecco come sono stati e sono i nostri amministratori. Per fortuna non tutti in Sicilia sono così: da Presidente dell'ARS, l'on. Miccichè riservò a Noa un'accoglienza da capo di stato, riempiendo l'aula di ragazzi delle scuole e mostrò una grande eleganza nell'apprendere che Noa non poteva quel giorno nè parlare nè cantare per uno scherzo delle sue corde vocali; il fragile carrettino siciliano che le regalò (unito agli sforzi dell'allora Presidente x riattaccarlo) rimane tra le cose che Achinoam ricorda con più piacere. Ed io ho imparato che più che con destra e sinistra i Siciliani conviene classificarli con le parole che Sciascia mise in bocca al boss mafioso nell'ultima scena del "Giorno della Civetta".

Poco male: a Catania lei appartiene solo al pubblico catanese esattamente come Catania Jazz. Per finire, un doveroso ringraziamento al Presidente Giorgio Napolitano, che l'ha fatta Cavaliere della Repubblica. Noi pensiamo che sia il più bel cavaliere d'Italia e siamo orgogliosi e fieri di riaverla di nuovo tra noi.

Pompeo Benincasa

Al Teatro Brancati, con l'omaggio dedicato alla grande artista israeliana da CataniaJazz, assisteremo a un doppio evento: l'amarcord di una carriera internazionale partita proprio dalla nostra città e lo "scandalo" della collaborazione con la cantante palestinese Mira Awad. Perché la musica sia anche strumento di lotta contro l'integralismo e il fanatismo

Ne è passato di tempo da quella lontana sera del 1992, quando la cantante israeliana Achinoam Nini e il collega Gil Dor si esibirono a Catania. Una sconosciuta, che diciassette anni fa non sapeva neanche dove fosse la città etnea: la cercò sulla cartina, pensando si trattasse di uno scherzo.E adesso Noa ritorna, mercoledì 4 marzo al Teatro Brancati, ormai Cavaliere della Repubblica italiana e dopo aver girato tutto il mondo con la sua musica, per riproporre quello che fu il suo primo concerto all'estero, il lancio della sua carriera internazionale.

In tutti questi anni Noa non si è mai dimenticata di Catania e soprattuto di Pompeo Benincasa, direttore artistico di CataniaJazz, che la scoprì. Nei momenti difficili della rassegna, l'artista israeliana c'è sempre stata.Eppure, ricorda Benincasa con rammarico, Catania non ha mai tributato grandi onori a Noa, al contrario del resto dell'Italia. E' per questo che il solo concerto dell'artista israeliana con la sua band, - nel cartellone del CataniaJazz, giovedì 5 marzo al Teatro Metropolitan - non poteva bastare. Benincasa lo aveva già anticipato in un'intervista a Step1, le idee non sono mai mancate.

Ed è così che il 4 marzo, in una esclusiva serata ad inviti, Noa riproporrà la sua prima esibizione a Catania, in duetto con Gil Dor, oggi come allora. L'artista racconterà di sé, della sua vita e della sua carriera, ma anche del suo rapporto con la città e la Sicilia, in conversazione con il pubblico.Ma un'ulteriore sorpresa sarà il duetto con l'amica palestinese Mira Awad, con cui Noa canterà il brano in concorso per l'Eurofestival di Mosca.La Awad sarà in concerto a Catania anche domani, al Teatro Brancati, per la rassegna MusicaDonna di CataniaJazz. Ad accompagnarla ci saranno Amos Haddani alla chitarra e Gadi Seri alle percussioni.

Una scelta che ha già fatto discutere, quella delle due artiste di esibirsi insieme.Mira e Noa, infatti, sono state scelte per rappresentare Israele al festival internazionale. Le due artiste e amiche hanno subito accettato: a Mosca loro vogliono cantare la speranza, senza fingere che tutto vada bene. Specialmente dopo la guerra a Gaza, i bombardamenti, i morti.

Ma non sono mancate le critiche e gli appelli a desistere. Molti artisti arabi hanno chiesto a Mira di declinare l'invito, di non rendersi complice della strategia di Israele: una campagna mediatica per dare l'illusione che israeliani e palestinesi vivano in armonia, al di là di Hamas. Una giustificazione all'eccidio, come l'hanno definita.Ma Mira e Noa vogliono trovare una strada per la pacifica convivenza dei due popoli, con pari diritti e condizioni di vita, e il modo in cui hanno scelto di farlo è semplicemente cantando. A Catania, come a Mosca.

2 March 2009

Israel Kdam for Eurovision 2009 (Israel)


Israel : Noa & Mira to Moscow with Einaiych

Israel have selected their entry for the 2009 Eurovision Song Contest this evening during a special Kdam Eurovision show this evening. Noa & Mira Awad will go to Moscow with the song Einaiych (There Must Be Another Way).

Back in January, Israeli broadcaster IBA announced the selection of world renowned Israeli singer Noa (Achinoam Nini), together with the Arab/Israeli artist Mira Awad as the duo who would represent Israel in this years contest in Moscow.

This evening in Jerusalem, Noa & Mira Awad performed four songs in a live televised national selection called Kdam Eurovision 2009 hosted by Eden Harel. The show began by an introduction to the juries.In the week prior to the national selection, the public have been allowed to vote by SMS and internet for their favourite song. In this evenings show, the voting was mixed between SMS, Internet and jury votes.

The songs were presented as follows :-

Kol Shniya - (Second Chance) 32 points

Na'amin Bachalom - (Faith in The Light) 72 points

Bo'i Lirkod Iti - (Will You Dance With Me) 84 points

Einaiych - (There Must Be Another Way) 112 points

After the performances, Israeli president Shimon Peres addressed the viewers by saying that he appreciated the work that Noa and Mira Awad are doing for the people and for peace. He also paid tribute to Noa as being "The Voice of Israel".

The public televoters preferred the song Bo'i Lirkod Ti as their favourite, but the jury preferred Einaiych and the combination of SMS, internet and jury votes are highlighted above.

Israel finished in ninth place last in last years contest with Boaz Mauda and his song The Fire In Your Eyes. Noa and Mira Awad will participate in the First Semi-Final of this years Eurovision Song Contest on Tuesday May 12th in Moscow.

Israel have won Europe's favourite TV show on no fewer than three occasions. Firstly Izhar Cohen and Alphabeta won in Paris in 1978 with the song A Ba Ni Bi. Israel then retained the title on home soil in Jerusalem in 1979 when Milk & Honey triumphed with Hallelujah. Almost two decades later, Dana International won the 1998 contest in Birmingham in a thrillingly close finish ahead of the United Kingdom and Malta with the song Diva.

Tonight at 20:45 CET, IBA will air the KDAM Eurovision 2009 national final. Four songs will be presented for the internally selected artists Noa (Achinoam Nini) and Mira Awad. The official Eurovision site of IBA will launch a live webstream at that time so we will all watch the show. They are going to sing 4 songs as follows: Kol Shniyah (Every Moment) – Second Chance Lehamin Bachalom (To believe in the dream) – Faith in your light Boi Lirkod iti (Come and Dance With Me)-Will you dance with me? Eineich (Your eyes) – There must be another way This is the first time that the songs will be sing in Hebrew, Arabic and English and that an Israeli Arab is going to represent Israel in the Eurovision Song Contest.

This evening, the Kdam Eurovision show will take place in Israel, where the chosen artists Noa and Mira Awad will perform four songs, one of which will go on to represent Israel in the Eurovision Song Contest in Moscow in May. After a few months of specualtion in Israel, it was announced back in January by the national broadcaster IBA that Noa and Mira Awad would represent their country in the 2009 Eurovision Song Contest. Noa, (real name Achinoam Nini) is Israel's leading international concert and recording artist. She was born in Tel Aviv in 1969, but lived in New York City from the age of two. She returned to Israel alone at age 17 and studied music at the Rimon School where she met her long term writing partner Gil Dor. Noa has frequently collaborated with Arab and Palestinian artists from around the World in the past, and has also performed with leading artists such as Sting and Stevie Wonder. Mira Awad is a Palestinian/Israeli singer, songwriter and actress. She was born in 1975 and lives now in Tel Aviv. Mira also attended the Rimon School of Jazz and Contemporary Music. In 2002 she worked with Noa on her album Now. She is in the final stages of recording her debut album. Mira Awad will be the first ever Arab/Israeli singer to represent Israel in Europe's favourite TV show. Four songs will compete in tonight's Kdam Eurovision programme and the format will be in the same tradition of the last years, where Noa & Mira Awad perform four songs to the public. All songs will be performed using a combination of three languages, these being Hebrew, Arabic and English.This year 60% from the votes will come from a specialised committee, and 40% from SMS and Internet. The chairperson of the professional committee will be Yoav Ginai, writer of the 1998 Eurovision Song Contest winner Diva and who also happens to be broadcaster IBA TV's Channel 1 Head of Entertainment. The competing songs are as follows :- (English titles in brackets) Kol Shniya - (Second Chance) Na'amin Bachalom - (Faith in The Light) Bo'i Lirkod Iti - (Will You Dance With Me) Einaiych - (There Must Be Another Way) Israel finished in ninth place last in last years contest with Boaz Mauda and his song The Fire In Your Eyes. Israel will participate in the First Semi-Final of this years Eurovision Song Contest on Tuesday May 12th in Moscow.


28 February 2009

Noa's concert in Gijon (Spain)

Noa, concierto con boicot y alegato contra la violencia
Noa, que fue recibida con protestas en las afueras del Jovellanos, restableció la calma en interior del teatro con la lectura de un sentido alegato a favor de la paz

«La violencia es el sustituto primitivo del diálogo. Israel y Palestina deberían pedirse perdón por las cosas terribles que han hecho ambos bandos. Uno y otro deberían compartir el compromiso de que la pequeña tierra en que habitan les permita vivir en paz». Leía Noa estas palabras sobre un papel blanco como su vestido al comienzo de su concierto en un discreto español por el que pidió disculpas.

Defendió también el derecho de manifestación y recordó a líderes árabes como Husein de Jordania y Sadat de Egipto, incluso a la OLP. Y a su término el público, más de mil cien personas, aplaudió a rabiar. Era su respuesta a la concentración que ayer se celebró ante el Jovellanos convocada contra la cantante por el Comité de Solidaridad con la Causa Árabe y la Plataforma Asturiana con Palestina por sus declaraciones a favor de que Israel acabara con Hamás en la guerra de Gaza. Y es que quiérase o no, el concierto de la israelí incluyó un cierto desconcierto.

De hecho, más de cien personas protestaron ayer, a la entrada del teatro, contra la actuación de la cantante por sus polémicas declaraciones. Vigiladas por varios policías, que habían colocado vallas de protección a la entrada del coliseo, la concentración discurrió sin incidentes en medio de numerosos eslóganes contra Noa y su país. El texto de sus pancartas no dejaba lugar a dudas: 'Ayer Sudáfrica, hoy Palestina?, 'Sionismo, bestia exterminadora' o 'Yo soy de Gaza', por citar algunas.
Noa, Achinoam Nini, nacida en Tel Aviv en 1969, de ascendencia yemení y educada durante su adolescencia en Nueva York, podría haber alegado a su favor ante esos manifestantes sus actuaciones sobre los mismos escenarios que Sting, Stevie Wonder, Donovan y Al Di Meola, por no hablar de su participación al lado de Bono y Bob Geldorf, elenco al que nadie acusaría de insolidario. Y, especialmente, deben mencionarse sus colaboraciones junto a colegas árabes, ya sea el argelino Khaled o el libanés Nabil Salameh.
Arte musical
«¡Ahora ya puedo cantar!», así había concluido Noa su alegato del comienzo. Y a fe que lo hizo. 'Genes and jeans', el disco que presentó tras la tormenta en las puertas del Jovellanos, se reconoció como suyo desde los primeros compases. Despliega sensualidad y delicadeza en la voz, espiritualidad, arcanos de la tradición y cadencias contemporáneas envolventes, intimismo y la seducción del abrazo. Incontestable, emotiva y convincente, secundada por la compañía en la guitarra de Gil Dor, quien domina las cuerdas desde la caricia; la percusión de Gadi Seri, rozando misterios; la batería de Jean Paul Zimbris, en estado volatinero; la seriedad del bajo de Anat Firestone y los sonidos alabeados de Gil Zohar con los sintetizadores. En la cúspide, Noa, 'The Eyes of Love', ojos enormes y dicción de nube o de sueño relámpago. El concierto se incluía en el Festival de la Palabra. Las hubo con interjecciones en las afueras del recinto teatral, incluso hubo quien gritó ¡sionismo asesino!, a la misma entrada del patio de butacas. Luego fue acompañado hasta la puerta.
Después, el canto restableció sus poderes. Noa siempre ha dicho que el arte musical es un puente para la paz. Quienes la siguieron en el patio de butacas, lo creyeron y la aclamaron.


El llamamiento a la armonía de Noa Concentración en Begoña para exigir sanciones contra Israel. El concierto de la cantante israelí en el Jovellanos estuvo marcado por las críticas políticas.

EDUARDO G. SALUEÑA Son varios los rasgos que caracterizan la personalidad musical de Noa: su cuidada voz, con evidentes acentos de la tradición israelí pero sazonados con la versatilidad del jazz y la calidez del pop; sus sutiles coreografías, enfatizando el componente más oriental de la música, y, sobre todo, una destacada locuacidad y pasión, que apoya, con gran fuerza, sus interpretaciones. Todos ellos se disfrutaron ayer en el Jovellanos. Junto a ella, un quinteto instrumental respaldó las piezas del repertorio, encabezados por las guitarras de Gil Dor, el bajo de Nat Firestone, los teclados de Il Zohar, la batería de Ean Paul Zimbris y las percusiones de Adi Seri.

El concierto estuvo muy marcado por un trasfondo político. Antes de dar inicio la actuación tuvo lugar una concentración de diversos colectivos propalestinos delante del teatro Jovellanos, incitando al boicot hacia la actuación de la cantante, lo que provocó una importante carga de seguridad a la entrada y el interior del teatro. Tras la salida a escena de los músicos y de la cantante, ésta leyó un largo comunicado en castellano donde hizo un llamamiento a la armonía y a la paz en el Próximo Oriente, incidiendo en el reconocimiento de los errores, las disculpas y el respeto mutuo. Hubo quien, desde el público, le increpó «sionista asesina», por lo que tuvo que parar y volver a empezar tras solucionarse el incidente.

Volviendo a la cuestión principal, la música, gran parte del programa de la noche se centralizó en el material de su entrega discográfica más reciente, «Genes and jeans» (editado en marzo de 2008). El alto nivel de los músicos acompañantes se mostró desde el principio del espectáculo, con un alto número de pasajes solistas y de combinaciones instrumentales. Noa alternó canciones que contenían diversos acentos tradicionales junto a otros en los que los arreglos tendían a la fusión estilística de bandas como «Clannad» o el «Pat Metheny Group».

Decenas de personas, en la imagen, convocadas por grupos de apoyo a Palestina, se congregaron en el paseo de Begoña, minutos antes de que diera comienzo la actuación de la cantante Noa para exigir sanciones internacionales contra Israel.

Fuera, gritos contra el sionismo e Israel y a favor del pueblo palestino. " Alto al genocidio del pueblo palestino!" " Vosotros, sionistas, sois los terroristas!" " Si entras al teatro, colaboras con los asesinos!" Y contra la artista, "sargento del ejército israelí, que no está acreditada para ser una mensajera de la paz". Y, dentro, más de un millar de entradas vendidas y una cantante, vestida de blanco y descalza, que lee, en castellano, un comunicado que pretende conciliar y que encierra su propuesta de paz: "Reconocer el derecho de cada una de las partes a la vida, la independencia y la existencia pacífica. Pedir perdón ambas partes y compartir, porque sólo a través del compromiso podemos llegar a la paz".

La gira de la cantante israelí Noa ha estado envuelta en la polémica al considerarla un símbolo del Estado hebreo, en plena invasión del ejército israelí en la franja de Gaza. "La pérdida de vidas humanas es desgarradora", dijo la artista, al inicio de su actuación, alzando su voz contra la violencia y a favor de la democracia y la libertad. La cantante reconoció el derecho de quienes se manifestaban en el exterior del teatro Jovellanos, y dijo esperar la misma actitud hacia el pueblo judío. "Todos buscamos justicia", aseguró, recordando que España también ha sufrido "fascismo" y "os insto a no juzgar, por ello, otras guerras". También mencionó los "terribles traumas" vividos por los judíos desde la Inquisición, pasando por el Holocausto, y confió en que los "hermanos palestinos y árabes" declaren la paz y no la guerra. Tras sus palabras, fue escueta: "Ahora ya puedo cantar".

Y, tras el aplauso del público, se iniciaron los primeros compases musicales de Waltz to the road y Noa se dispuso a cantar. Sin embargo, fue interrumpida de inmediato al grito de " Sionismo, asesino!". El manifestante fue rápidamente interceptado y la cantante retomó la canción, haciendo olvidar con su voz la tensión vivida segundos al respetable. Noa presentó ayer su último trabajo, Jeans & Genes , que ella misma ha descrito como un viaje a la historia de su familia, originaria de Yemen, y que quiere dar voz a la multiculturalidad


NOA Cantante, ofrece hoy un concierto en el teatro Jovellanos

Gijón, J. L. ARGÜELLES
Llega de San Sebastián, donde llenó durante dos noches el teatro Victoria Eugenia, para presentar hoy (20.30 horas) en el Jovellanos su último disco. En esta entrevista habla de sus canciones, pero no elude el análisis sobre el conflicto entre palestinos e israelíes. Afirma que la paz es posible y que sólo hay que dar pasos.

-¿Cómo han ido los conciertos españoles de la gira mundial de «Genes and Jeans»?

-Han sido excelentes desde el principio, pero tengo que admitir que todo ha ido mejorando a medida que el «tour» va avanzando. Los mejores conciertos están resultando los últimos.

-¿Qué aporta este nuevo disco en su carrera?

-En este nuevo álbum exploro las raíces de mi familia, desde Yemen a Israel, pasando por Estados Unidos y vuelta a Israel. Tres culturas, tres lenguajes en armonía. Aprendí algunas antiguas canciones yemeníes bellísimas y las incorporé a mis nuevas canciones inglesas. Además, Gil Dor hizo unos arreglos fantásticos y se encargó también de la producción musical. Ha creado un sonido y estilo totalmente auténticos y originales. Pienso que «Genes & Jeans» es mi álbum por excelencia. Y lo digo porque expresa mi identidad y mi viaje a través de la vida y de la música, de la manera más bella que haya experimentado nunca.

-La crítica ha elogiado la sensibilidad con la que incorpora la tradición de sus raíces yemeníes y su identidad israelí, junto con vivencias estrictamente contemporáneas. ¿Está de acuerdo?

-Siempre estoy contenta cuando la crítica y el público conectan con lo que estoy haciendo. Tengo, además, que agradecer ese apoyo y su aprobación.

-¿Qué destacaría de la aportación de Gil Dor a este nuevo álbum?

-Gil Dor hizo un trabajo maravilloso en este álbum, como productor y arreglista, y también como co-escritor y guitarrista. El inventó el título, «Genes & Jeans», que ha resultado una fantástica idea. Bueno, la verdad es que él es fantástico, siempre. Gil se sumergió de pleno en los ritmos, en las letras y la lírica de las canciones yemeníes, para crear una bella textura musical con total respeto hacia el auténtico sentimiento de los temas originales, pero a su vez extendiéndolos y ensalzándolos de una forma muy hermosa. Gil es un músico increíble.

-Su capacidad para sumar distintas tradiciones, desde la música popular hasta el jazz, el rock o, incluso, la música clásica resulta siempre sorprendente. En 2007 hizo varios directos con músicos de jazz, ¿repetirá ese tipo de experiencias?

-Sí, claro que repetiré. La verdad es que disfruté muchísimo.

-¿Qué encontrará el espectador que acuda a su concierto del teatro Jovellanos, en Gijón?

-La verdad es que éste será el último concierto con la banda al completo de «Genes & Jeans». Será una noche emocionante para nosotros. Habrá temas del último disco, una iluminación y diseño de escenario preciosos. Bailaré, asimismo, algunas danzas genuinas; añadiré que los músicos son increíbles. Por supuesto, también incorporaré al concierto algunos de nuestros temas antiguos más populares. Invito a todo el mundo a que se una a nosotros.

-Usted ha dado claros ejemplos de defensa de la paz y la tolerancia. Aún se recuerdan sus conciertos en el Vaticano, en Marruecos o junto a músicos palestinos y argelinos. ¿Es una actitud que echa en falta en otros artistas?

-Cada artista tiene su personalidad y ha de trabajar con su propia conciencia y seguir los dictados de su corazón .¿No es ése el objetivo del arte? Yo sigo los míos, que son los que me han llevado hasta donde me encuentro hoy en día.

-¿Qué hace falta para alcanzar la paz entre israelíes y palestinos? ¿Cree que la reciente elección del presidente Obama puede facilitar ese encuentro?

-Pienso que la paz entre israelíes y palestinos no es difícil de conseguir. El problema son los extremos fanáticos, y especialmente los movimientos islamistas, que han «secuestrado» a la población palestina y la están utilizando como pantalla de sus propios intereses diabólicos. Estos terroristas no están interesados en la paz, sólo en la «yihad» (guerra santa), en el «shahid» (mártir por la causa de Dios) y en el odio. Ellos no quieren una Palestina junto a Israel, quieren un «no Israel», y no sólo no reconocen el derecho de Israel a existir, sino que llaman a matar a todos los hombres, mujeres y niños. Lo primero es aislar a estos malignos poderes. Mi plan de paz tiene tres pasos: el reconocimiento de los derechos del otro; la petición de perdón por ambas partes, y, por último, el compromiso de que en un pequeño pedazo de tierra podemos convivir dos países, Israel y Palestina, en paz y desde el respeto mutuo.
Me entero, al leer EL COMERCIO del domingo, 1 de marzo, del intento de boicot que sufrió la artista israelí Noa antes de su actuación en el teatro Jovellanos del día anterior. El Comité de Solidaridad con la Causa Árabe y la Plataforma Asturiana con Palestina convocaron este acto de protesta previo a la actuación de la israelí, no sé si aprovechando que el Pisuerga pasa por Valladolid o porque realmente puedan considerar a la artista responsable de las decisiones militares que toma el Gobierno hebreo. La primera de las razones me parece sencillamente hilarante; la segunda, peligrosa. Y es que me llama poderosamente la atención que los mismos que, con razón, hacen pedagogía concienciando a la sociedad de que lucir chador, leer el Corán y llevar una larga barba no convierte a nadie en terrorista, a la primera de cambio se echen a la calle contra una persona cuya única culpa es la de compartir nacionalidad con un Gobierno cuyas decisiones son condenadas por los convocantes de la protesta.

Parece ser que una de las razones que han convertido a Noa en objetivo de esta protesta es el hecho de que ha afirmado que hay que terminar con Hamás. Sería bueno recordar que Hamás y Palestina no son lo mismo, y que son muchas las personas y organizaciones palestinas, como el primer ministro Mahmud Abbás, el fallecido Yasser Arafat, la propia OLP o el partido moderado Fatah, que coinciden al señalar a Hamás como uno de los principales escollos que existe ahora mismo para el avance del diálogo entre israelíes y palestinos. Por no incluir a gobiernos nada sospechosos contra la causa palestina como el egipcio o el jordano. En cualquier caso, es evidente que el hecho de que a Noa no le guste Hamás no es motivo para montarle una manifestación. Hace unas semanas, coincidiendo con los momentos más crudos de la última y cruel ofensiva militar israelí contra Hamás, leía una entrevista concedida por el cooperador gijonés Alberto Arce, en aquellas fechas el único occidental en la Franja de Gaza. Cuando le preguntaron su opinión acerca de Hamás, Arce respondió que la organización integrista no le gustaba porque era conservadora y él es progresista, y porque era religiosa y él es agnóstico.

A mí se me hizo un nudo en la garganta al ver que una persona que ha hecho de la solidaridad su vocación obviaba la más evidente de las razones para oponerse a dicha organización: su carácter terrorista. Parece que asusta reconocer esta premisa porque implica, en cierto grado, dar la razón a Israel, lo cual demuestra que los prejuicios -en este caso, el de reconocer que a un adversario también le puede asistir cierto punto de razón- son el mayor de los obstáculos a la hora de lograr que las personas y los pueblos se acepten los unos a los otros. Concentraciones como la del pasado sábado frente al Jovellanos proyectan, a mi parecer, la sombra de esos mismos prejuicios que convierten el diálogo y la tolerancia en quimeras inalcanzables al caer, precisamente, en la misma falta de la que se acusa a Israel: convertir a todos los palestinos en culpables. No me parece tan difícil discernir que tampoco todos los israelíes lo son. Lo que tengo claro, en cualquier caso, es que la culpa no es de Noa.
Achinoam Nini, más conocida como Noa, es la artista más consagrada del panorama musical israelí.

Cuenta con una amplitud de horizontes asombrosa, que la hace llegar a públicos de todos los países y culturas.

Sin embargo, sus recientes declaraciones de apoyo a Israel, y sus acusaciones de desconocimiento de la gran mayoría de gente sobre el conflicto histórico de la Franja de Gaza, han provocado varias protestas e intentos de boicot en sus conciertos en España.

Hasta el momento, Noa había sido premiada en numerosas ocasiones por su labor en favor de la paz, y se considera a sí misma una defensora a ultranza del importante papel que los artistas pueden desarrollar en este aspecto.

Ha colaborado en numerosas ocasiones con artistas palestinos, y fue la primera artista israelí invitada oficialmente a girar en Marruecos.

Esperemos que los nervios se templen, y que nada impida a Noa proseguir con la gira promocional de su último trabajo, Genes&Jeans, una mezcla sorprendente de tradición y modernidad.

Sábado, a las 20.30 horas, Teatro Jovellanos: Paseo de Begoña, 11. 25-35 euros.

26 February 2009

Noa's concert in San Sebastian - Donostia (Spain)




Noa dice que los que llaman al boicot de artistas destruyen el proceso de paz

26.02.09 | 15:43 h. EFE

La cantante israelí Noa, que hoy ofrece uno de sus dos conciertos en San Sebastián,cree que los que llaman al boicot de sus actuaciones "se colocan al lado de los fanáticos" y "están destruyendo el proceso de paz" porque ls artistas "son la voz más importante para un pensamiento libre".


(foto: La cantante israelí Noa durante el concierto que ofreció anoche en el Teatro Victoria Eugenia, en San Sebastián (Guipúzcoa). EFE)




En una entrevista concedida a EFE, Achinoam Nini, de 40 años, más conocida como Noa,se siente "orgullosa" de su nacionalidad y considera que muchos ciudadanos españoles desconocen los "hechos reales" sobre el conflicto árabe-israelí.

La artista sostiene que "los fanáticos han lavado el cerebro a mucha gente en Europa", por lo que sugiere a la población que se informe mejor, lea documentos, aprenda historia y "tenga una opinión inteligente" en lo que concierne a Oriente
Medio.

"Hamás no llama a la liberación de Palestina sino a la destrucción de Israel, es decir, de mí, de mis hijos y de mi familia", ha asegurado Noa, quien cree que el suyo "es un Estado democrático que lucha por su supervivencia" y "tiene derecho a defenderse", sobre todo tras sufrir "8 años de bombardeos" en sus fronteras.

La gira española de esta cantante, que comenzó en febrero, ha estado marcada por la invasión y el bombardeo del ejercito israelí en la franja de Gaza, acciones que, además de provocar numerosas muertes entre la población civil palestina, han granjeado el rechazo de muchas personas al estado hebreo, algunas de las cuales protestan contra sus actuaciones al ver en ella un símbolo de Israel.

El Ayuntamiento de San Sebastián, que ya el pasado mes de enero aprobó una declaración institucional de condena a la agresión israelí y en solidaridad con el pueblo palestino, ha defendido la actuación de Noa pese a las críticas y ha explicado que "no ha sido contratada como una epresentante del Estado hebreo, sino como una artista de prestigio".

Varios colectivos, muchos de ellos del entorno de la izquierda abertzale, han hecho llamamientos a través de comunicados, blogs y páginas web a boicotear los recitales
de la cantante en el teatro Victoria Eugenia de la capital guipuzcoana.

Sin embargo, casi todas las entradas para los dos conciertos programados han sido vendidas, tanto para el que tuvo lugar ayer ante un público de unas 120 personas como para el de esta noche con un aforo de 900 localidades.

"Jeans & Genes" es el nombre de su último trabajo que ella define como un viaje a la historia de su familia, originaria de Yemen y que se trasladó primero a Estados Unidos y más tarde a Israel. Noa cree que lo interesante de este trabajo, en el que también cantan sus padres y su abuela, es que da voz a la gente "multicultural", como se considera ella misma, y ha agregado que estas personas tienen "un reto a la hora de entender más profundamente su identidad" por la diversidad de sus orígenes.

La cantante califica de "patéticos" a quienes intentan boicotear sus conciertos, como ha ocurrido recientemente en Sevilla, Barcelona y ayer en San Sebastián, rechazo al que podría enfrentarse también en su siguiente destino, Gijón, debido a que ya circulan por la red mensajes en su contra.
Aitor Bengoa


NOA: Entre la cabeza y el corazón
IÑAKI ZARATA
Intérpretes: Noa (voz, percusiones), Gil Dor (guitarras, voz, dirección musical),
Gadi Seri (percusiones), Jean Paul Zimbris (batería, coros), Anat Firestone (bajo,
coros), Gil Zohar (sintetizadores, coros, flauta).
Fecha: Jueves 26 de febrero de 2009
Lugar: Teatro Victoria Eugenia (Donostia).
Asistencia: Lleno, unas 900 personas (entradas agotadas).
Precio: 30, 24 y 18 euros.

El doblete de la cantante israelí Noa en el Club y Teatro
Victoria Eugenia se cerró anoche con nuevo éxito escénico y de asistencia, lo que se
ha convertido casi en hábito, dadas las muchas veces que la intérprete ha actuado en
Donostia.
Pero la fiesta tuvo un comienzo bronco al ser boicoteada a las primeras estrofas de
Waltz to the road por espectadores afines al pequeño grupo pro palestino que volvió
a protestar en la puerta. Tiró Noa de papel y leyó una larga declaración por el
reconocimiento, el perdón y el compromiso pacífico entre pueblos; y el recital
recomenzó con normalidad.
Noa había elegido la víspera un minimal esquema de recogido trío y recuperó ayer a
su quinteto, desplegando gozosa sus habilidades escénicas.
Primero de impoluto blanco y después de negro, recorrió buena parte de su último
disco Genes & Jeans, temas anteriores (Yuma, Mishaela, I don't know...), aires
de su ascendencia yemení, canción al piano para sus dos hijos (The balancing act) o
el capítulo final en castellano con Es caprichoso el azar o Uno queriendo ser dos.
Achinoam es su nombre (Hermana de la Paz en hebreo) y Heart and head una de sus
nuevas canciones.
Entre el impulso natural de su corazón (love, love, love) y la más difícil razón de
la prosaica política se mueve obligadamente su vida. Que sus bellas canciones ayuden
a lograr ese inestable equilibrio.
Hubo tiempo también para lucimientos personales de cada instrumentista y algún largo
desarrollos musical como en El ha mallan, con la propia protagonista aporreando
alegre su amplio set de bongos.


The Israeli singer had to withdraw from the stage just barely after she had begun to perform at yesterday´s concert at the Victoria Eugenia Theatre in the Basque city of San Sebastian. Four protestors got on stage waving Palestinian flags and holding banners that read: "Israel? No, thank you."

According to the Basque nationalist newspaper Gara, Basque police and members of theatre security removed the demonstrators from the stage who, after being identified, were released pending court action. The protest was backed by the activist group ´Israel boikota´.

Noa, after greeting her audience in Basque, read a statement in Spanish calling for dialogue, and giving her personal backing to the movement for peace.



http://www.victoriaeugenia.com

25 February 2009

Noa's concert in San Sebastian - Donostia (Spain)

NOA Mestizaje armónico (IÑAKI ZARATA)


Noa, anoche durante su actuación en el Club del Teatro Victoria Eugenia donostiarra. /FRAILE

Intérpretes: Noa (voz, percusiones), Gil Dor (guitarras, voz), Gadi Seri (percusiones). Fecha: Miércoles 25 de febrero de 2009. Lugar: Victoria Eugenia Club (Donostia). Asistencia: Lleno, unas 130 personas. Precio: 30 euros.


Primero de los dos conciertos de la israelí Noa, anoche en el Club del Teatro Victoria Eugenia, precediendo al de esta noche en el propio teatro. Y como en Tolosa el año pasado con manifestantes pro Palestina en el exterior, pidiendo el boicot a la cantante por su actitud en el conflicto de Oriente Medio. Achinoam Nini presenta su último disco Genes & Jeans (Raíces y pantalones vaqueros, lo antiguo y lo actual) y centró el intimista y cercano recital de ayer en esa obra, que definió como una armonía personal sobre la base de su multiculturalidad yemení-israelí-occidental (ha pasado una parte de su vida en Nueva York).
Esta vez no hubo show, bailes, cambios de vestimenta o adornos escénicos, como seguro sucederá hoy en el concierto mayor, y Noa se presentó precisamente en blue jeans, con el acompañamiento minimal de guitarra y percusiones y participando ella misma en las tareas percusionistas. Muy seria de entrada y sin apenas dirigir la palabra a su audiencia durante un buen tramo de recital (aunque en sus notas tenía preparado un speech inicial), la cantante de Tel Aviv arrancó con Waltz to the road, Dreamer, I don't know, Mishaela, The eyes of love, Yuma (la canción que acompaña golpeándose el pecho) o un aire de la cultura judía yemení, apoyado en un par de latas industriales. Hubo un solo instrumental a cargo de los dos acompañantes y llegó por fin el momento de las declaraciones: Noa obvió en esta ocasión las referencias políticas directas o el contenido de su carta de apoyo a la postura israelí en plena ofensiva militar de enero (documento repartido a la puerta por el grupo pro palestino), explicó su miedo al «fanatismo» y sentirse cual Angel with a broken wing, canción con la que enfiló el final de un entrañable encuentro que tuvo su capítulo en castellano con Uno queriendo ser dos o Es caprichoso el azar (de Serrat). Belleza melódica en clave pop, cruzada por los aires rítmicos del Oriente más cercano.


El Ayuntamiento donostiarra defiende el concierto de la cantante israelí Noa. lunes, 23 de febrero, 18.34

San Sebastián, 23 feb (EFE).- El Ayuntamiento de San Sebastián ha defendido el derecho de la cantante israelí Noa a actuar en la ciudad los próximos días 25 y 26, ante las reacciones de protesta contra la artista que circulan en internet en el marco del conflicto palestino-israelí.

Según ha manifestado hoy en rueda de prensa el delegado de Cultura, Ramón Etxezarreta, "Noa no ha sido contratada por este Ayuntamiento como una representante del estado israelí, sino como una artista de prestigio", a la vez que ha apoyado la "pluralidad ideológica y la diversidad artística".

Etxezarreta ha defendido la "libertad de todo artista a expresarse en la forma que quiera", si bien ha comentado que el consistorio donostiarra trasladará a la cantante "con la mayor fidelidad posible" el estado de ánimo que crea su presencia en la ciudad y le explicará la "controversia" que supone su presencia.

El delegado de Cultura ha reconocido que han recibido diversas notificaciones de protesta y peticiones de que se anule el concierto, "un boicot hacia Noa que el consistorio no entiende", aunque ha apuntado que "cada cual es muy libre de opinar lo que crea oportuno siempre que lo haga con civismo y respetando la libertad de los demás".

Etxezarreta ha defendido en todo momento el "derecho" de Noa a cantar en la capital guipuzcoana, al igual que apoyó en su día al cantante irunés Fermin Muguruza, "perseguido por algunos por su ideología".

Ha recordado asimismo que el pasado mes de enero el consistorio donostiarra aprobó una declaración institucional de condena de la agresión israelí y en solidaridad con el pueblo palestino, en la que la corporación instó asimismo a los gobiernos a suspender todas sus relaciones con Israel.

La novedad esta vez es que, a semejanza de lo que hizo Paco Ibáñez hace algunas semanas, Noa dará dos funciones diferentes: una esta noche en el recoleto Club Victoria Eugenia y la segunda, mañana, en el teatro principal del mismo nombre.

Ahinoam Nini presenta su último recital Genes & Jeans, título de su disco del año pasado, que ofreció en el mes de abril en la programación Mundua Tolosan de la villa papelera. El juego de palabras entre los genes o raíces y los pantalones vaqueros pretende dar una idea de unidad entre la tradición y la modernidad.

Noa acudirá a Eurovisión En comandita con su guitarrista y director musical Gil Dor, Noa ha venido colaborando en los últimos años con diferentes colegas como el percusionista Zohar Fresco o el cuarteto de cuerda napolitano Solis String Quartet. Sus conciertos son una contagiosa fiesta musical y escénica porque la cantante suele también bailar o tocar las percusiones. Noa representará a su país el próximo mayo en Eurovisión, en dúo con la cantante árabe cristiana de nacionalidad israelí Mira Awad.

En su concierto tolosarra hubo petición de boicot de organismos pro palestinos, con protesta ante el teatro e invasión del escenario por un espectador. La petición de boicot se ha agudizado, tras acusar la cantante a Hamas de los problemas de Gaza y apoyar al gobierno israelí en plena