| Giovedì 5 marzo alle 21 al teatro Metropolitan , nell' ambito della stagione concertistica di Catania Jazz 2008-2009, si esibirà Noa e la sua band nel Genes&JeansTour. La formazione della serata prevederà: Noa (voce e percussioni); Gil Dor (chitarra); Gil Zohar (tastiere); Anat Firestone (basso elettrico); Jean Paul Zimbris (batteria); Gadi Seri (percussioni).
Noa è una delle cantanti più apprezzate e conosciute al mondo, sia per la sua versatilità, che le ha permesso di spaziare dal pop alla musica tradizionale napoletana, sia per il suo impegno politico: è stata infatti la prima artista israeliana a esibirsi di fronte al papa e la prima a calcare le scene di un festival palestinese a Nazareth. Ogni suo concerto è un'esperienza unica. Nata in Israele da genitori yemeniti, dall’età di un anno e sino al compimento dei 17 anni, Noa cresce negli Stati Uniti, dove frequenta anche la scuola di danza di Martha Graham. A 17 anni decide di conoscere per la prima volta il paese dov’era nata,così viaggia in Israele, dove conosce un giovane laureando in medicina (oggi suo marito, pediatra), per amore del quale decide di trasferirsi definitivamente a Tel Aviv,anche se il prezzo da pagare sarà l’assolvimento dei due anni di leva, obbligatorio in Israele. E’ sotto le armi che Noa comincia a cantare in pubblico, poi decide di iscriversi alla Rimon School di Tel Aviv, fondata dal chitarrista Gil Dor, per perfezionare le sue conoscenze di pianoforte e chitarra: sarà proprio Gil Dor a notare le straordinarie doti vocali della giovane yemenita e a proporle un concerto in duo nel 1991 al Festival Jazz di Eilat. Il successo è clamoroso, tanto che i concerti del duo si moltiplicano e sfociano nella pubblicazione di un live nello stesso anno. Nel frattempo Gil Dor presenta la sua giovane scoperta al suo maestro Pat Metheny,che decide di produrre il primo album internazionale nel 1994 che ha lo stesso nome della cantante, “Noa”. L’album ha un buon successo ovunque e proietta Noa sui palcoscenici di tutto il mondo, dall’Europa al Giappone. Nell’ottobre del 1994 sarà protagonista di un evento mediatico di grande impatto che la farà ancor più conoscere, non solo per le sue doti artistiche, ma anche per le sue idee politiche manifestate sin dal 1992 in favore della nascita di uno Stato Palestinese: canta in Piazza San Pietro alla presenza del Papa e di oltre centomila persone la sua “Ave Maria”, prima cantante ebrea ad esibirsi per il Pontefice, testimonial del nuovo corso vaticano nei confronti di Israele, che porterà alla ripresa di relazioni diplomatiche tra i due Stati. Nello stesso anno è la prima cantante israeliana ad essere invitata al Festival palestinese di Nazareth. Nel 1996 pubblica il secondo album “Calling”, cui seguirà nel 2000 l’album “Blue Touches Blue”. Tra i due album, Noa partecipa all’album “Orange and Blu” di Al Di Meola, incide l’album di Cocciante “Notre Dame de Paris”, nella veste di Esmeralda, da cui verrà tratto l’omonimo musical campione di incassi in tutto il mondo, incide anche il tema del film “Giovanna D’Arco” di Luc Besson. Nel 1997 va in tour in Francia con Sting, incide un album (inedito in Italia) con l’Israel Philarmonic, nel quale mostra tutta la sua poliedricità, cimentandosi con Bach, Bernstein, Rossini e classici del jazz. Nel 2000 rincontra il Papa al 1° maggio di Tor Vergata. Recentemente ha collaborato anche all’ultimo album di Joan Manuel Serrat ( primo nelle classifiche spagnole), prima di produrre il suo ultimo album “Now” dedicato al suo primo figlio Ayehli. La sua carriera artistica l’ha vista in questi anni collaborare e duettare con artisti del calibro di Santana, Stewie Wonder, Joan Baez, Johnny Clegg, Khaled e al tempo stesso si è sempre intrecciata alle vicende del suo Paese, tanto da essere presente con la sua musica ad eventi, nel bene e nel male, che hanno segnato questi anni: dal concerto ad Oslo per gli accordi di pace con Rabin e Arafat, al concerto stesso nel quale il leader israeliano venne assassinato, al concerto in sua memoria alla Casa Bianca con Bill e Hillary Clinton. Noa è dal 2000 cittadina onoraria di un piccolo comune salentino, Melpignano, insieme a Nabil Salameh, leader dei Radiodervish, palestinese, a cui è legata da profonda amicizia. Nel 2003 ha iniziato una collaborazione con il gruppo italiano dei Solis String Quartet insieme in tour in Francia e Spagna oltre che in Italia con grande successo. Dal 2003 è Ambasciatrice della Fao nel Mondo. Nel maggio del 2004 ha preso parte all’evento “We are the future” organizzato da Quincy Jones a Roma. Nell’aprile del 2005 partecipa come voce solista all’Isola della Luce”di Nicola Piovani facendo registrare il tutto esaurito nei due concerti tenuti alla Sapienza di Roma e al Teatro Turreno di Perugia. Nel dicembre 2005 Noa prende vita,grazie anche alla collaborazione del Solis String Quartet,un vecchio desiderio dell’artista : riproporre con nuovi arrangiamenti il meglio della canzone napoletana d’autore. Lo straordinario successo ottenuto nei teatri campani verrà seguito nell’autunno del 2006 dall’uscita di un album interamente napoletano in Italia e sul mercato internazionale. |
Anything about Israeli Singer Achinoam Nini (Noa), This blog is a continuation of the project to create Data Base about Noa's career called "Noa's Museum". (You can find information about it on www.noasite.net) All the material published on Noa's Museum is exclusively owned by the authors of the pictures, articles, websites and are used with no intention of infringement of copyrights and without any commercial purpose.
5 March 2009
Noa's concert in Catania (Sicilia, Italy)
4 March 2009
Noa's concert in Catania (Sicilia, Italy)
| 4 marzo sempre al Teatro Brancati. Questo concerto sarà solo ad inviti e sarà lo stesso concerto del debutto assoluto di Noa tenuto nel settembre 1992 a Catania. In questo concerto Noa avrà come ospite la palestinese Mira Anwar Awad: Catania avrà quindi l'onore di avere come ospite il duo israelo-palestinese, prima dell'Eurofestival di Mosca di maggio. |
| Mercoledì 4 marzo, celebreremo invece la cantante israeliana Noa, riproponendo il concerto che ha segnato il suo debutto internazionale assoluto, avvenuto proprio a Catania nel lontano 1992.
Durante questa serata, esclusivamente a inviti, Noa racconta la sua vita, il suo rapporto con la città di Catania e la Sicilia, conversa con il pubblico presente e con la conduttrice Paola Saluzzi, accompagnata alla chitarra dal suo collaboratore di sempre - Gil Dor - e dall'amica palestinese Mira Awad, con la quale parteciperà all'Eurofestival di Mosca a maggio 2009 e di cui vi proponiamo un duetto sulle note di "We can work it out" dei Beatles. Manca poco ormai all'arrivo del Cavaliere della Repubblica Italiana Achinoam Nini in arte NOA a Catania, città nella quale tenne il suo primo concerto (in duo con Gil Dor) ben 17 anni fa. L'incontro tra il sottoscritto e Achinoam Nini (Noa nasce nel 1994) ha dell'inverosimile, perchè durante un meeting di promoters europei di jazz a Parigi nel 1991, uno di essi, mi diede una cassetta: era un live di un duo, il mio amico mi disse "guarda te la regalo, l'ho avuta pochi giorni fa a Tel Aviv in uno studio, ma non è roba per me, forse può andare bene per quel festival arabo che curi a Gibellina". Quante cassette e quanti CD si ricevono! Non si riesce ad avere neppure il tempo di ascoltare tutto. Comunque, di ritorno a Catania, la infilai dentro la mia vecchia Alfasud Sport e non so come dire, ebbi da subito la sensazione di ascoltare una voce straordinaria: canzoni ebraiche, inglesi, alcune cover dei Beatles, persino Material Girl di Madonna! E così decisi, che sì, il mio amico francese aveva ragione, il festival di Gibellina poteva essere una buona occasione, sarebbe stata la prima volta per un gruppo israeliano. Ma come fare per arrivare a questa cantante? La cassetta era tutta in ebraico, nessun numero di telefono o fax (non siamo nel periodo delle mail), così provo con l'Ambasciata d'Israele a Roma, ma subito loro mi dicono "ma è sicuro del nome? Guardi che non esiste questa cantante". Sì che sono sicuro, l'unica cosa che si legge è proprio il nome, possibile che i famosi servizi israeliani non fossero capaci di rintracciare una di loro? Alla fine la mia tenacia fu premiata : un numero di fax di Tel Aviv. Dal nostro vecchio ufficio nei pressi di Piazza Verga un foglio con il logo di Catania Jazz spiccò il volo verso Israele, c'era un invito per settembre 1992 per Gibellina. La risposta non fu immediata, ci vollero alcuni giorni per ricevere la conferma che sì il duo era libero e che poteva partecipare e ci vollero mesi per ricevere la prima foto (in B/N) dei due. Tutto a posto quindi? Macchè. Alcuni mesi prima della data fissata, da Gibellina mi dicono che bisogna rinunciare alla cantante israeliana, i voli per le 4 persone costano una tombola, più del gruppo, a meno che non accettino di restare 6 notti in Sicilia. Obietto: ma si può chiedere ad un artista di passare una settimana a Gibellina per un concerto pagato per giunta 2000 dollari? Niente da fare, serviva un'idea per far arrivare Achinoam Nini e la voglia di vedere dal vivo la voce della cassetta era tale che il sottoscritto ebbe l'idea di creare apposta per lei un minifestival a Catania. Il ragionamento era semplice: noi a Catania eravamo fermi nel settembre del 1992 e comunque quei due col jazz non ci azzeccavano nulla, quindi, primo, vediamo se accettano le sei notti ma con due concerti e poi ci prendiamo due cantanti arabe del programma di Gibellina e ci facciamo un festival al femminile. "Le Donne del Deserto", si chiamò e sbagliammo titolo, avremmo dovuto chiamarlo Le donne nel deserto (del cortile). In più, l'algerina Houria Aichi e la marocchina Amina Alauoi fecero più del doppio degli spettatori della nostra israeliana (solo 85 spettatori, tra cui una giovanissima Carmen Consoli). Comunque alla fine del 1993 dopo altri concerti da noi organizzati per la nostra amica, vengo invitato a Tel Aviv. Scopro così che l'ufficio cui inviavo i miei fax era uno stanzino di un grande garage pieno di materiali di amplificazioni, perchè le persone che si dedicavano alla ragazzina dovevano pur mangiare e i soldi erano veramente pochi. Ma, sul muro, vicino al fax, scorgo un foglio familiare, anche senza i colori rossoazzurri, il nostro logo è inconfondibile, mi avvicino, è il mio primo fax del '91. Chiedo: ma che l'avete incorniciato? E loro mi dicono "ti dobbiamo raccontare una storia. Avevamo registrato la cassetta e il CD da una settimana appena, non era neppure in vendita in Israele, quando riceviamo il tuo fax . Ci siamo chiesti se non era uno scherzo, Achinoam è andata a guardare sulle mappe dov'era questa Catania. In Sicilia? E come fanno questi a sapere di noi? E chi sono? Ma Gil Dor, che è amico di Al Di Meola, dice di conoscere questa città, Al ha suonato lì un paio di volte e ne parla benissimo". Compresi allora tutto, il ritardo nella risposta, i mesi per avere una foto. Una storia incredibile! Abbiamo scoperto Noa prima degli stessi israeliani e lei non si è mai dimenticata di tutto questo. Dalla terrazza di via Crociferi ad oggi, il nostro cavaliere ne ha percorsa tanta di strada, portando la sua musica in tutti e cinque i continenti, senza mai compromessi con lo star business e la musica commerciale. Il destino ha voluto che la giovane yemenita, cresciuta nel Bronx, incrociasse nella sua vita i grandi della Terra, da Papa Woytila a Madre Teresa di Calcutta, da Rabin ad Arafat a Bill Clinton così come i grandi della musica: da Stevie Wonder a Santana, da Sting a James Taylor, ai nostri Pino Daniele e Zucchero, tanto per fare solo alcuni nomi. Noa dice sempre che siamo cresciuti insieme. Non è proprio così vero. Lei sì, tantissimo. Noi senza di lei, avremmo già chiuso i battenti. In questi tanti anni in giro per l'Italia, non c'è stato sindaco o presidente di provincia o regione che non abbia voluto incontrare Noa, darle un dono, farle sentire il calore degli italiani nei suoi confronti, darle la cittadinanza onoraria con una cerimonia commovente (Melpignano, patria della Notte della Taranta) o le chiavi della città (Firenze) o il tricolore (Reggio Emilia) o un semplice dono, a volte sconclusionato, tipo quei libri da 50 chili tutti in Italiano, che mai sono approdati a Tel Aviv, di cui ogni buon Comune italiano è dotato. E Catania? Provate a pensare a tutti i sindaci che abbiamo avuto dal 1992 ad oggi. Mai un invito, neanche per un caffè. Figuriamoci la cittadinanza onoraria: avuta nel Salento, promessa a Napoli, Noa ha sempre pagato purtroppo per lei, l'affetto che le nostre amministrazioni hanno sempre avuto per noi di Catania Jazz. Piccini piccini, ecco come sono stati e sono i nostri amministratori. Per fortuna non tutti in Sicilia sono così: da Presidente dell'ARS, l'on. Miccichè riservò a Noa un'accoglienza da capo di stato, riempiendo l'aula di ragazzi delle scuole e mostrò una grande eleganza nell'apprendere che Noa non poteva quel giorno nè parlare nè cantare per uno scherzo delle sue corde vocali; il fragile carrettino siciliano che le regalò (unito agli sforzi dell'allora Presidente x riattaccarlo) rimane tra le cose che Achinoam ricorda con più piacere. Ed io ho imparato che più che con destra e sinistra i Siciliani conviene classificarli con le parole che Sciascia mise in bocca al boss mafioso nell'ultima scena del "Giorno della Civetta". Poco male: a Catania lei appartiene solo al pubblico catanese esattamente come Catania Jazz. Per finire, un doveroso ringraziamento al Presidente Giorgio Napolitano, che l'ha fatta Cavaliere della Repubblica. Noi pensiamo che sia il più bel cavaliere d'Italia e siamo orgogliosi e fieri di riaverla di nuovo tra noi. Pompeo Benincasa |
| Al Teatro Brancati, con l'omaggio dedicato alla grande artista israeliana da CataniaJazz, assisteremo a un doppio evento: l'amarcord di una carriera internazionale partita proprio dalla nostra città e lo "scandalo" della collaborazione con la cantante palestinese Mira Awad. Perché la musica sia anche strumento di lotta contro l'integralismo e il fanatismo
Ne è passato di tempo da quella lontana sera del 1992, quando la cantante israeliana Achinoam Nini e il collega Gil Dor si esibirono a Catania. Una sconosciuta, che diciassette anni fa non sapeva neanche dove fosse la città etnea: la cercò sulla cartina, pensando si trattasse di uno scherzo.E adesso Noa ritorna, mercoledì 4 marzo al Teatro Brancati, ormai Cavaliere della Repubblica italiana e dopo aver girato tutto il mondo con la sua musica, per riproporre quello che fu il suo primo concerto all'estero, il lancio della sua carriera internazionale. In tutti questi anni Noa non si è mai dimenticata di Catania e soprattuto di Pompeo Benincasa, direttore artistico di CataniaJazz, che la scoprì. Nei momenti difficili della rassegna, l'artista israeliana c'è sempre stata.Eppure, ricorda Benincasa con rammarico, Catania non ha mai tributato grandi onori a Noa, al contrario del resto dell'Italia. E' per questo che il solo concerto dell'artista israeliana con la sua band, - nel cartellone del CataniaJazz, giovedì 5 marzo al Teatro Metropolitan - non poteva bastare. Benincasa lo aveva già anticipato in un'intervista a Step1, le idee non sono mai mancate. Ed è così che il 4 marzo, in una esclusiva serata ad inviti, Noa riproporrà la sua prima esibizione a Catania, in duetto con Gil Dor, oggi come allora. L'artista racconterà di sé, della sua vita e della sua carriera, ma anche del suo rapporto con la città e la Sicilia, in conversazione con il pubblico.Ma un'ulteriore sorpresa sarà il duetto con l'amica palestinese Mira Awad, con cui Noa canterà il brano in concorso per l'Eurofestival di Mosca.La Awad sarà in concerto a Catania anche domani, al Teatro Brancati, per la rassegna MusicaDonna di CataniaJazz. Ad accompagnarla ci saranno Amos Haddani alla chitarra e Gadi Seri alle percussioni. Una scelta che ha già fatto discutere, quella delle due artiste di esibirsi insieme.Mira e Noa, infatti, sono state scelte per rappresentare Israele al festival internazionale. Le due artiste e amiche hanno subito accettato: a Mosca loro vogliono cantare la speranza, senza fingere che tutto vada bene. Specialmente dopo la guerra a Gaza, i bombardamenti, i morti. Ma non sono mancate le critiche e gli appelli a desistere. Molti artisti arabi hanno chiesto a Mira di declinare l'invito, di non rendersi complice della strategia di Israele: una campagna mediatica per dare l'illusione che israeliani e palestinesi vivano in armonia, al di là di Hamas. Una giustificazione all'eccidio, come l'hanno definita.Ma Mira e Noa vogliono trovare una strada per la pacifica convivenza dei due popoli, con pari diritti e condizioni di vita, e il modo in cui hanno scelto di farlo è semplicemente cantando. A Catania, come a Mosca. |
2 March 2009
Israel Kdam for Eurovision 2009 (Israel)
| Israel : Noa & Mira to Moscow with Einaiych
Israel have selected their entry for the 2009 Eurovision Song Contest this evening during a special Kdam Eurovision show this evening. Noa & Mira Awad will go to Moscow with the song Einaiych (There Must Be Another Way). Back in January, Israeli broadcaster IBA announced the selection of world renowned Israeli singer Noa (Achinoam Nini), together with the Arab/Israeli artist Mira Awad as the duo who would represent Israel in this years contest in Moscow. This evening in Jerusalem, Noa & Mira Awad performed four songs in a live televised national selection called Kdam Eurovision 2009 hosted by Eden Harel. The show began by an introduction to the juries.In the week prior to the national selection, the public have been allowed to vote by SMS and internet for their favourite song. In this evenings show, the voting was mixed between SMS, Internet and jury votes. The songs were presented as follows :- Kol Shniya - (Second Chance) 32 points Na'amin Bachalom - (Faith in The Light) 72 points Bo'i Lirkod Iti - (Will You Dance With Me) 84 points Einaiych - (There Must Be Another Way) 112 points After the performances, Israeli president Shimon Peres addressed the viewers by saying that he appreciated the work that Noa and Mira Awad are doing for the people and for peace. He also paid tribute to Noa as being "The Voice of Israel". The public televoters preferred the song Bo'i Lirkod Ti as their favourite, but the jury preferred Einaiych and the combination of SMS, internet and jury votes are highlighted above. Israel finished in ninth place last in last years contest with Boaz Mauda and his song The Fire In Your Eyes. Noa and Mira Awad will participate in the First Semi-Final of this years Eurovision Song Contest on Tuesday May 12th in Moscow. Israel have won Europe's favourite TV show on no fewer than three occasions. Firstly Izhar Cohen and Alphabeta won in Paris in 1978 with the song A Ba Ni Bi. Israel then retained the title on home soil in Jerusalem in 1979 when Milk & Honey triumphed with Hallelujah. Almost two decades later, Dana International won the 1998 contest in Birmingham in a thrillingly close finish ahead of the United Kingdom and Malta with the song Diva. | |||||
Tonight at 20:45 CET, IBA will air the KDAM Eurovision 2009 national final. Four songs will be presented for the internally selected artists Noa (Achinoam Nini) and Mira Awad. The official Eurovision site of IBA will launch a live webstream at that time so we will all watch the show. They are going to sing 4 songs as follows: Kol Shniyah (Every Moment) – Second Chance Lehamin Bachalom (To believe in the dream) – Faith in your light Boi Lirkod iti (Come and Dance With Me)-Will you dance with me? Eineich (Your eyes) – There must be another way This is the first time that the songs will be sing in Hebrew, Arabic and English and that an Israeli Arab is going to represent Israel in the Eurovision Song Contest.
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28 February 2009
Noa's concert in Gijon (Spain)
Noa, concierto con boicot y alegato contra la violencia
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| «La violencia es el sustituto primitivo del diálogo. Israel y Palestina deberían pedirse perdón por las cosas terribles que han hecho ambos bandos. Uno y otro deberían compartir el compromiso de que la pequeña tierra en que habitan les permita vivir en paz». Leía Noa estas palabras sobre un papel blanco como su vestido al comienzo de su concierto en un discreto español por el que pidió disculpas.
Defendió también el derecho de manifestación y recordó a líderes árabes como Husein de Jordania y Sadat de Egipto, incluso a la OLP. Y a su término el público, más de mil cien personas, aplaudió a rabiar. Era su respuesta a la concentración que ayer se celebró ante el Jovellanos convocada contra la cantante por el Comité de Solidaridad con la Causa Árabe y la Plataforma Asturiana con Palestina por sus declaraciones a favor de que Israel acabara con Hamás en la guerra de Gaza. Y es que quiérase o no, el concierto de la israelí incluyó un cierto desconcierto. De hecho, más de cien personas protestaron ayer, a la entrada del teatro, contra la actuación de la cantante por sus polémicas declaraciones. Vigiladas por varios policías, que habían colocado vallas de protección a la entrada del coliseo, la concentración discurrió sin incidentes en medio de numerosos eslóganes contra Noa y su país. El texto de sus pancartas no dejaba lugar a dudas: 'Ayer Sudáfrica, hoy Palestina?, 'Sionismo, bestia exterminadora' o 'Yo soy de Gaza', por citar algunas. Noa, Achinoam Nini, nacida en Tel Aviv en 1969, de ascendencia yemení y educada durante su adolescencia en Nueva York, podría haber alegado a su favor ante esos manifestantes sus actuaciones sobre los mismos escenarios que Sting, Stevie Wonder, Donovan y Al Di Meola, por no hablar de su participación al lado de Bono y Bob Geldorf, elenco al que nadie acusaría de insolidario. Y, especialmente, deben mencionarse sus colaboraciones junto a colegas árabes, ya sea el argelino Khaled o el libanés Nabil Salameh. Arte musical «¡Ahora ya puedo cantar!», así había concluido Noa su alegato del comienzo. Y a fe que lo hizo. 'Genes and jeans', el disco que presentó tras la tormenta en las puertas del Jovellanos, se reconoció como suyo desde los primeros compases. Despliega sensualidad y delicadeza en la voz, espiritualidad, arcanos de la tradición y cadencias contemporáneas envolventes, intimismo y la seducción del abrazo. Incontestable, emotiva y convincente, secundada por la compañía en la guitarra de Gil Dor, quien domina las cuerdas desde la caricia; la percusión de Gadi Seri, rozando misterios; la batería de Jean Paul Zimbris, en estado volatinero; la seriedad del bajo de Anat Firestone y los sonidos alabeados de Gil Zohar con los sintetizadores. En la cúspide, Noa, 'The Eyes of Love', ojos enormes y dicción de nube o de sueño relámpago. El concierto se incluía en el Festival de la Palabra. Las hubo con interjecciones en las afueras del recinto teatral, incluso hubo quien gritó ¡sionismo asesino!, a la misma entrada del patio de butacas. Luego fue acompañado hasta la puerta. Después, el canto restableció sus poderes. Noa siempre ha dicho que el arte musical es un puente para la paz. Quienes la siguieron en el patio de butacas, lo creyeron y la aclamaron. |
El llamamiento a la armonía de Noa Concentración en Begoña para exigir sanciones contra Israel. El concierto de la cantante israelí en el Jovellanos estuvo marcado por las críticas políticas. |
| EDUARDO G. SALUEÑA Son varios los rasgos que caracterizan la personalidad musical de Noa: su cuidada voz, con evidentes acentos de la tradición israelí pero sazonados con la versatilidad del jazz y la calidez del pop; sus sutiles coreografías, enfatizando el componente más oriental de la música, y, sobre todo, una destacada locuacidad y pasión, que apoya, con gran fuerza, sus interpretaciones. Todos ellos se disfrutaron ayer en el Jovellanos. Junto a ella, un quinteto instrumental respaldó las piezas del repertorio, encabezados por las guitarras de Gil Dor, el bajo de Nat Firestone, los teclados de Il Zohar, la batería de Ean Paul Zimbris y las percusiones de Adi Seri.
El concierto estuvo muy marcado por un trasfondo político. Antes de dar inicio la actuación tuvo lugar una concentración de diversos colectivos propalestinos delante del teatro Jovellanos, incitando al boicot hacia la actuación de la cantante, lo que provocó una importante carga de seguridad a la entrada y el interior del teatro. Tras la salida a escena de los músicos y de la cantante, ésta leyó un largo comunicado en castellano donde hizo un llamamiento a la armonía y a la paz en el Próximo Oriente, incidiendo en el reconocimiento de los errores, las disculpas y el respeto mutuo. Hubo quien, desde el público, le increpó «sionista asesina», por lo que tuvo que parar y volver a empezar tras solucionarse el incidente. Volviendo a la cuestión principal, la música, gran parte del programa de la noche se centralizó en el material de su entrega discográfica más reciente, «Genes and jeans» (editado en marzo de 2008). El alto nivel de los músicos acompañantes se mostró desde el principio del espectáculo, con un alto número de pasajes solistas y de combinaciones instrumentales. Noa alternó canciones que contenían diversos acentos tradicionales junto a otros en los que los arreglos tendían a la fusión estilística de bandas como «Clannad» o el «Pat Metheny Group». Decenas de personas, en la imagen, convocadas por grupos de apoyo a Palestina, se congregaron en el paseo de Begoña, minutos antes de que diera comienzo la actuación de la cantante Noa para exigir sanciones internacionales contra Israel. |
| Fuera, gritos contra el sionismo e Israel y a favor del pueblo palestino. " Alto al genocidio del pueblo palestino!" " Vosotros, sionistas, sois los terroristas!" " Si entras al teatro, colaboras con los asesinos!" Y contra la artista, "sargento del ejército israelí, que no está acreditada para ser una mensajera de la paz". Y, dentro, más de un millar de entradas vendidas y una cantante, vestida de blanco y descalza, que lee, en castellano, un comunicado que pretende conciliar y que encierra su propuesta de paz: "Reconocer el derecho de cada una de las partes a la vida, la independencia y la existencia pacífica. Pedir perdón ambas partes y compartir, porque sólo a través del compromiso podemos llegar a la paz". La gira de la cantante israelí Noa ha estado envuelta en la polémica al considerarla un símbolo del Estado hebreo, en plena invasión del ejército israelí en la franja de Gaza. "La pérdida de vidas humanas es desgarradora", dijo la artista, al inicio de su actuación, alzando su voz contra la violencia y a favor de la democracia y la libertad. La cantante reconoció el derecho de quienes se manifestaban en el exterior del teatro Jovellanos, y dijo esperar la misma actitud hacia el pueblo judío. "Todos buscamos justicia", aseguró, recordando que España también ha sufrido "fascismo" y "os insto a no juzgar, por ello, otras guerras". También mencionó los "terribles traumas" vividos por los judíos desde la Inquisición, pasando por el Holocausto, y confió en que los "hermanos palestinos y árabes" declaren la paz y no la guerra. Tras sus palabras, fue escueta: "Ahora ya puedo cantar". Y, tras el aplauso del público, se iniciaron los primeros compases musicales de Waltz to the road y Noa se dispuso a cantar. Sin embargo, fue interrumpida de inmediato al grito de " Sionismo, asesino!". El manifestante fue rápidamente interceptado y la cantante retomó la canción, haciendo olvidar con su voz la tensión vivida segundos al respetable. Noa presentó ayer su último trabajo, Jeans & Genes , que ella misma ha descrito como un viaje a la historia de su familia, originaria de Yemen, y que quiere dar voz a la multiculturalidad |
| NOA Cantante, ofrece hoy un concierto en el teatro Jovellanos
Gijón, J. L. ARGÜELLES Llega de San Sebastián, donde llenó durante dos noches el teatro Victoria Eugenia, para presentar hoy (20.30 horas) en el Jovellanos su último disco. En esta entrevista habla de sus canciones, pero no elude el análisis sobre el conflicto entre palestinos e israelíes. Afirma que la paz es posible y que sólo hay que dar pasos. -¿Cómo han ido los conciertos españoles de la gira mundial de «Genes and Jeans»? -Han sido excelentes desde el principio, pero tengo que admitir que todo ha ido mejorando a medida que el «tour» va avanzando. Los mejores conciertos están resultando los últimos. -¿Qué aporta este nuevo disco en su carrera? -En este nuevo álbum exploro las raíces de mi familia, desde Yemen a Israel, pasando por Estados Unidos y vuelta a Israel. Tres culturas, tres lenguajes en armonía. Aprendí algunas antiguas canciones yemeníes bellísimas y las incorporé a mis nuevas canciones inglesas. Además, Gil Dor hizo unos arreglos fantásticos y se encargó también de la producción musical. Ha creado un sonido y estilo totalmente auténticos y originales. Pienso que «Genes & Jeans» es mi álbum por excelencia. Y lo digo porque expresa mi identidad y mi viaje a través de la vida y de la música, de la manera más bella que haya experimentado nunca. -La crítica ha elogiado la sensibilidad con la que incorpora la tradición de sus raíces yemeníes y su identidad israelí, junto con vivencias estrictamente contemporáneas. ¿Está de acuerdo? -Siempre estoy contenta cuando la crítica y el público conectan con lo que estoy haciendo. Tengo, además, que agradecer ese apoyo y su aprobación. -¿Qué destacaría de la aportación de Gil Dor a este nuevo álbum? -Gil Dor hizo un trabajo maravilloso en este álbum, como productor y arreglista, y también como co-escritor y guitarrista. El inventó el título, «Genes & Jeans», que ha resultado una fantástica idea. Bueno, la verdad es que él es fantástico, siempre. Gil se sumergió de pleno en los ritmos, en las letras y la lírica de las canciones yemeníes, para crear una bella textura musical con total respeto hacia el auténtico sentimiento de los temas originales, pero a su vez extendiéndolos y ensalzándolos de una forma muy hermosa. Gil es un músico increíble. -Su capacidad para sumar distintas tradiciones, desde la música popular hasta el jazz, el rock o, incluso, la música clásica resulta siempre sorprendente. En 2007 hizo varios directos con músicos de jazz, ¿repetirá ese tipo de experiencias? -Sí, claro que repetiré. La verdad es que disfruté muchísimo. -¿Qué encontrará el espectador que acuda a su concierto del teatro Jovellanos, en Gijón? -La verdad es que éste será el último concierto con la banda al completo de «Genes & Jeans». Será una noche emocionante para nosotros. Habrá temas del último disco, una iluminación y diseño de escenario preciosos. Bailaré, asimismo, algunas danzas genuinas; añadiré que los músicos son increíbles. Por supuesto, también incorporaré al concierto algunos de nuestros temas antiguos más populares. Invito a todo el mundo a que se una a nosotros. -Usted ha dado claros ejemplos de defensa de la paz y la tolerancia. Aún se recuerdan sus conciertos en el Vaticano, en Marruecos o junto a músicos palestinos y argelinos. ¿Es una actitud que echa en falta en otros artistas? -Cada artista tiene su personalidad y ha de trabajar con su propia conciencia y seguir los dictados de su corazón .¿No es ése el objetivo del arte? Yo sigo los míos, que son los que me han llevado hasta donde me encuentro hoy en día. -¿Qué hace falta para alcanzar la paz entre israelíes y palestinos? ¿Cree que la reciente elección del presidente Obama puede facilitar ese encuentro? -Pienso que la paz entre israelíes y palestinos no es difícil de conseguir. El problema son los extremos fanáticos, y especialmente los movimientos islamistas, que han «secuestrado» a la población palestina y la están utilizando como pantalla de sus propios intereses diabólicos. Estos terroristas no están interesados en la paz, sólo en la «yihad» (guerra santa), en el «shahid» (mártir por la causa de Dios) y en el odio. Ellos no quieren una Palestina junto a Israel, quieren un «no Israel», y no sólo no reconocen el derecho de Israel a existir, sino que llaman a matar a todos los hombres, mujeres y niños. Lo primero es aislar a estos malignos poderes. Mi plan de paz tiene tres pasos: el reconocimiento de los derechos del otro; la petición de perdón por ambas partes, y, por último, el compromiso de que en un pequeño pedazo de tierra podemos convivir dos países, Israel y Palestina, en paz y desde el respeto mutuo. |
| Me entero, al leer EL COMERCIO del domingo, 1 de marzo, del intento de boicot que sufrió la artista israelí Noa antes de su actuación en el teatro Jovellanos del día anterior. El Comité de Solidaridad con la Causa Árabe y la Plataforma Asturiana con Palestina convocaron este acto de protesta previo a la actuación de la israelí, no sé si aprovechando que el Pisuerga pasa por Valladolid o porque realmente puedan considerar a la artista responsable de las decisiones militares que toma el Gobierno hebreo. La primera de las razones me parece sencillamente hilarante; la segunda, peligrosa. Y es que me llama poderosamente la atención que los mismos que, con razón, hacen pedagogía concienciando a la sociedad de que lucir chador, leer el Corán y llevar una larga barba no convierte a nadie en terrorista, a la primera de cambio se echen a la calle contra una persona cuya única culpa es la de compartir nacionalidad con un Gobierno cuyas decisiones son condenadas por los convocantes de la protesta.
Parece ser que una de las razones que han convertido a Noa en objetivo de esta protesta es el hecho de que ha afirmado que hay que terminar con Hamás. Sería bueno recordar que Hamás y Palestina no son lo mismo, y que son muchas las personas y organizaciones palestinas, como el primer ministro Mahmud Abbás, el fallecido Yasser Arafat, la propia OLP o el partido moderado Fatah, que coinciden al señalar a Hamás como uno de los principales escollos que existe ahora mismo para el avance del diálogo entre israelíes y palestinos. Por no incluir a gobiernos nada sospechosos contra la causa palestina como el egipcio o el jordano. En cualquier caso, es evidente que el hecho de que a Noa no le guste Hamás no es motivo para montarle una manifestación. Hace unas semanas, coincidiendo con los momentos más crudos de la última y cruel ofensiva militar israelí contra Hamás, leía una entrevista concedida por el cooperador gijonés Alberto Arce, en aquellas fechas el único occidental en la Franja de Gaza. Cuando le preguntaron su opinión acerca de Hamás, Arce respondió que la organización integrista no le gustaba porque era conservadora y él es progresista, y porque era religiosa y él es agnóstico. A mí se me hizo un nudo en la garganta al ver que una persona que ha hecho de la solidaridad su vocación obviaba la más evidente de las razones para oponerse a dicha organización: su carácter terrorista. Parece que asusta reconocer esta premisa porque implica, en cierto grado, dar la razón a Israel, lo cual demuestra que los prejuicios -en este caso, el de reconocer que a un adversario también le puede asistir cierto punto de razón- son el mayor de los obstáculos a la hora de lograr que las personas y los pueblos se acepten los unos a los otros. Concentraciones como la del pasado sábado frente al Jovellanos proyectan, a mi parecer, la sombra de esos mismos prejuicios que convierten el diálogo y la tolerancia en quimeras inalcanzables al caer, precisamente, en la misma falta de la que se acusa a Israel: convertir a todos los palestinos en culpables. No me parece tan difícil discernir que tampoco todos los israelíes lo son. Lo que tengo claro, en cualquier caso, es que la culpa no es de Noa. |
| Achinoam Nini, más conocida como Noa, es la artista más consagrada del panorama musical israelí.
Cuenta con una amplitud de horizontes asombrosa, que la hace llegar a públicos de todos los países y culturas. Sin embargo, sus recientes declaraciones de apoyo a Israel, y sus acusaciones de desconocimiento de la gran mayoría de gente sobre el conflicto histórico de la Franja de Gaza, han provocado varias protestas e intentos de boicot en sus conciertos en España. Hasta el momento, Noa había sido premiada en numerosas ocasiones por su labor en favor de la paz, y se considera a sí misma una defensora a ultranza del importante papel que los artistas pueden desarrollar en este aspecto. Ha colaborado en numerosas ocasiones con artistas palestinos, y fue la primera artista israelí invitada oficialmente a girar en Marruecos. Esperemos que los nervios se templen, y que nada impida a Noa proseguir con la gira promocional de su último trabajo, Genes&Jeans, una mezcla sorprendente de tradición y modernidad. Sábado, a las 20.30 horas, Teatro Jovellanos: Paseo de Begoña, 11. 25-35 euros. |
26 February 2009
Noa's concert in San Sebastian - Donostia (Spain)
25 February 2009
Noa's concert in San Sebastian - Donostia (Spain)
24 February 2009
Article about Noa at The New York Times
| Achinoam Nini and Mira Awad are set to represent Israel as a duo in the upcoming Eurovision Song Contest.
Musical show of unity upsets many in Israel By Ethan Bronner Published: February 24, 2009 TEL AVIV: Achinoam Nini, a singer and peace activist, has long stirred controversy here. Known abroad by her stage name, Noa, she has recorded with Arab artists, refused to perform in the occupied West Bank, condemned Israeli settlements there and had concerts canceled because of bomb threats from the extreme right. But lately it is the left that has been angry with Nini. Chosen by Israel to represent the country at the Eurovision Song Contest — this year being held in Moscow in May with an expected television audience of 100 million — Nini asked if she could bring along her current artistic collaborator, an Israeli Arab singer, Mira Awad. The selection committee liked the idea of having both Arab and Jewish citizens in the contest for the first time. But coinciding as it did with Israel's Gaza war and the rise of Avigdor Lieberman, the ultranationalist politician who threatens Israeli Arabs with a loyalty oath, the committee's choice was labeled by many on the left and in the Arab community as an effort to prettify an ugly situation. A petition went around demanding that the duo withdraw, saying they were giving the false impression of coexistence in Israel and trying to shield the nation from the criticism it deserved. It added, "Every brick in the wall of this phony image allows the Israeli Army to throw 10 more tons of explosives and more phosphorus bombs." Neither Nini, 39, nor Awad, 33, has been deterred. But since they consider themselves peace advocates, they are a bit surprised. The antiwar movement, they say, seems to have turned into a Hamas apology force. That, together with the political turn rightward in Israel, means that while the two are being sent to represent this mixed and complex society, they also feel a bit orphaned by it. "I am so worried by the drift to the extremes on both the Israeli and Palestinian sides," Awad said as she and Nini, and their artistic collaborator, the guitarist Gil Dor, took a break from rehearsal to discuss the controversy. "That is not my vision of a Palestinian state, an extreme religious state where people they don't like are shot in the legs. And then the Israeli election went to the right." The three are preparing four songs, from which one will be selected by a panel and an audience voting at a television performance in early March. All four songs are written in equal parts Hebrew, Arabic and English, and all seek to recognize the difficulty inherent in coexistence, rather than celebrate some mythic Kumbaya. "And when I cry, I cry for both of us, my pain has no name," go the lyrics of one of their offerings. "Where can we go from here? Sister, it's been one long night," goes a second one. Awad is one of one and a half million Arab citizens of Israel's more than seven million inhabitants. There are four million more Palestinian Arabs in the West Bank and Gaza who have no state of their own. The two women have been collaborating for nearly eight years. At the height of the second intifada six years ago, they did a version of the Beatles' "We Can Work It Out" that became an international hit. Awad, the daughter of an Arab physician from the Galilee and a Bulgarian mother, lives in Tel Aviv. She is best known in Israel as an actress who appears in a popular television comedy, and has been starring lately in a searing play at the Cameri Theater in Tel Aviv about the Israeli-Palestinian conflict. But it is Nini who has a true international reputation. She has sold well over a million albums and has a strong following in Europe, especially in Spain, Italy and France, where she gives frequent concerts. She has a crystalline voice and, having spent her childhood in New York City, speaks flawless English and combines a number of instruments and rhythms to produce music across a broad range of styles. "I carry a cross-cultural flag, breaking barriers between religions," she said. "And I am also involved in other things — I am a UN good-will ambassador. So I feel like a kind of fusion, like Barack Obama." Nini, while admired in Israel, is more popular abroad. Her music, unlike that of most pop stars, is less a reflection of her own country's sensibility than an effort to express the universal — one reason the panel may have thought she could bring home Israel's fourth Eurovision victory in three decades. Israel's two leading television satire shows have portrayed her as more interested in Italy than Israel, and as exploiting Awad for her own needs. Awad, with her mixed parentage, is also something of a stranger in her own land, an Arab Christian singer and actress in a country dominated by Jews and Muslims. That partly explains their bond, the two women say, and it may also explain the ambivalence with which their selection has been met. But recent politics have also clearly taken their toll. During the war, Nini sent out a letter on her blog condemning the Islamists of Hamas, and calling on her "Palestinian brothers" to join together to eliminate what she called the ugly monster of Hamas. It was widely interpreted as an endorsement of Israel's war in Gaza, although she said it was not. "What I wrote was based on what my Palestinian friends in Gaza told me, that they are threatened by Hamas," she said. Both singers and their collaborator, Dor, say that they spend many hours arguing over the meaning of a Jewish democratic nation, the Israeli-Palestinian conflict and how to do their part to make things better. "Everyone is responsible to put in his or her two cents for peace and coexistence," Nini said. "Our two cents is music. We have a real friendship. Of course we argue. But the beauty is that we offer an example of what coexistence could look like." |
http://www.nytimes.com/2009/02/25/world/middleeast/25israel.html?_r=1&ref=world |