20 September 2003

Noa's concert in Salerno (Italy)


Noa: una voce senza ombre per la musica delle azioni
SALERNO, 21 Settembre 2003. di Olga Chieffi foto di Francesco Truono

La cantante yemenita ha evocato la pace ringraziando il pubblico salernitano e il suo patrono, Matteo, in rap. Gran pubblico per il finale di Salerno-Etnica. Su tutti il canto delle percussioni di Zohar Fresco.
Bagno di folla, per Noa, prezioso sigillo di Salerno Etnica, una rassegna che, in nome della pace, ha invaso la nostra città immergendola in diverse culture musicali.

La cantante yemenita con la sua vocalità istrionica, sapiente e mutevole, che sa passare dal pop al folk, dal soul alle melodie della sua terra tratte ispirate dal Diwan, il libro delle tradizionali canzoni cerimoniali, e dal Silsulim, che dà vita ad un repertorio che lambisce entrambi gli emisferi culturali, si è presentata al pubblico salernitano con il suo mèntore e amico Gil Dor alla chitarra, Zohar Fresco alle percussioni, unitamente al quartetto d'archi napoletano Solis Strings, composto da Luigi De Maio e Vincenzo Di Donna al violino, Gerardo Morrone alla viola e Antonio Di Francia al violoncello. L'apertura è stata affidata al quartetto d'archi che ha proposto due brevi brani, in cui si è rivelata la loro formazione classica, con una virata decisa verso la country music, speziata di jazz, attraverso velate citazioni spazianti dal severo contrapunctus bachiano alla villanella napoletana.

Poi, introdotta dalla chitarra di Gil Dor, Noa ha fatto la sua apparizione, vestita di bianco, stretta in un corpetto di jeans tempestato di strass, attaccando U.N.I. e due vecchi successi, Mishaela e Wildflower, un originale gioco tra spontaneità "popolare" ed educata modulazione "lirica", in cui abbiamo apprezzato il controcanto di Gil Dor, con passaggio discendente di semitono, che ha dato un senso nostalgico al "fiore selvaggio".


Con I don't know è iniziato finalmente il dialogo con il pubblico, in una scaletta scorsa con troppa foga, senza alcun stacco, eliminando ogni pausa in cui lei solitamente si "apre" con il pubblico, regalando frammenti di ricordi, intuizioni, piccole osservazioni e raccomandazioni, continuato con Now forget ed Eye in The Sky, con quella sua voce che dà suono ineguagliabile alla lusinga di quell'insieme variegato di testi, in cui l'ebraico sposa lo yankee, attraversando tutti i registri del canto umano, dal soprano lirico leggero ad un contralto pieno di corposo velluto.

E' il momento di far riposare Noa e Zohar Fresco duetta con la chitarra di Gil Dor, alternando il nostro tamburello a quella larga, tesa tammorra bianca e diafana, dal suono serio, che gli basta toccare con un'unghia per trarne rombi di tuono, o con dieci dita, a sfioramento, a colpi secchi, a scherzo, per accenderla di collera, impennarla, emozionarla ed emozionarci, sovrastando la chitarra di Gil Dor, che è riuscito unicamente, anche se virtuosisticamente, a "girare" in folk music, classici frammenti che di hanno ricordato le composizioni di Tàrrega e Sor.


La seconda parte del concerto è stata inaugurata da Uri e Yuma, due intense melodie in lingua yemenita, in cui Noa ha duettato con Gil Dor e con se stessa, percuotendosi il torace. E' qui che ci è tornata alla mente una pagina di Heschel, in cui afferma che la musica non è un prodotto dell'uomo, non è creazione nel senso consueto del termine, ma che essa sta nell'uomo, è la sua stessa vita, è il ritmo interiore ed esteriore che regola il suo comportamento, è la legge liberamente assunta che modula dall'interno ogni sua ora, è il tempo che prende forma e che non viene lasciato, così, fluire senza argini, come acqua su pietra. La melodia rappresenta l'estremo tentativo umano di catturare l'uniformità del tempo nel suo scorrere ineluttabile e disperante, di piegarlo alla sua volontà creatrice, costringendolo in ritmi che esprimano le scansioni interiori della vita. E' per questo che ci accingiamo a definire il sentire musicale di Noa musica delle azioni, fedele specchio di un crogiuolo di culture e di storie, anche politiche, precarie e instabili.


sciolti, in Beauty for That e in Child of Man, in cui ha inteso avviare uno "sparring four" con il pubblico, ci ha fatto accomunare la sua immagine ad una portatrice di pace bella e giuliva che vorrebbe realizzare l'illusione di far incontrare, rincorrendosi allegramente tra i verdi prati, tutti insieme, stretti in bella e giuliva brigata, uomini di penna e mercanti d'armi, braccianti agricoli e latifondisti, operai siderurgici e petrolieri, disoccupati ed evasori fiscali, terroristi e magistrati. Motivi amerindi sgorgano da ritmi tribali, il samba e qualche gridolino carioca ondeggia e scuote i suoi bonghi frenetici: nonostante tutto, Shalom, Shalom, ma anche Salam, e La vita è (sempre) bella!. La melodia napoletana di Santa Lucia Luntana orna la sua gola, anche se ancora senza i veli della nostra personale "Napolitanìa", per dirla con il titolo dell'ultimo lavoro del nostro contrabbassista Aldo Vigorito, così come una Torna a Surriento, che ha voluto deliberatamente giocare interamente sul registro acuto, pur essendo una serenata.

Piazza in delirio per Noa, grande interprete d'atmosfere e di emozioni, che le ha saputo donare un prezioso talismano per farla procedere, attraverso piccole ebbrezze, per questa volta poco profumate d'oriente, augurando a tutti grandi e piccini, Pace, Felicità, Bellezza e Amore, racchiusi in una gioiosa danza del sogno.




13 September 2003

Noa's concert in Delos (Greece)



"The island of light" by Nicola Piovani in Delos

The island of the god Apollo, Delos, inspired the great Italian composer Nicola Piovani and the result is performed in world premier on Saturday, September 13, 2003, in one and only concert with an unparallel natural background: the breath-taking archaeological site of Delos. The title of the work composed by Piovani and commissioned by the Cultural Olympiad 2001-2004 is "The island of light."

The work of the Opscar awarded composer (for the score of Roberto Begnini's film "Life is beautiful") is a cantata for one narrator, two voices and an ensemble of 15 instruments. The work is based on the myth of Apollo, who was generously gifted by his divine father, Zeus: he was the god of light and music, eternally young, a skillful archer, exceptional athlete and an example of physical beauty.

With the help of the Italian poet Vincenzo Cerami, Piovani set to music extracts from poems by Homer, Callimachus, Lord Byron, Einstein and Dante, among others.

For the performance of Delos, narrator is Greek actor Nikitas Tsakiroglou. Singers are the Israeli Noa and the Italian Pino Ingrosso.

The relation of Nicola Piovani with Greece comes way back. It started in 1979 in Crete, when composer Manos Hadjidakis introduced his young disciple to the audience of the Anogia Festival. Later, Hadjidakis also introduced Piovani to Federico Fellini in order to write the score for the Italian director's films. Starting from there, Piovani became known for his great compositions in cinema music: "Chaos" by the Taviani brothers (1984) and "Life is beautiful" by Roberto Begnini (1997) are certainly two of his works that stand out.

About his work "The island of light, the composer himself had said, during his last visit to the island in June 2003: "This third visit in Delos convinces me that I couldn't have hoped for a better encounter between my music and the natural theater set that will embrace it."

"The island of light, a cantata for voice, instruments and narrator, is the very history of Delos. In the first presentation of this work, the setting communicates in harmony with the music. The audience, as they look around them, will find memories of the mythological matrix that gave birth the primary cantata myths and is dedicated to eternity and timelessness."
HB